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Giulio Cesare di Daniele Salvo, in scena al Silvano Toti Globe Theatre di Roma, ci parla di un totalitarismo drammatico e prepotente, pericoloso sia per chi ne è esponente che per chi ne è sottoposto.

L’opera di Shakespeare muove dal momento in cui Giulio Cesare assume la dittatura a vita e dà inizio a un processo di radicale riforma della società e del governo riorganizzando e centralizzando la burocrazia repubblicana. Il suo operato provoca la reazione dei conservatori, finché un gruppo di senatori, capeggiati da Marco Giunio Bruto, Gaio Cassio Longino e Decimo Bruto, cospira contro di lui uccidendolo, alle Idi di marzo del 44 a.C. (15 marzo 44).

L’azione si svolge a Roma e nel finale in Grecia (Sardi e Filippi). Bruto, i cui antenati sono celebri per aver cacciato da Roma Tarquinio il Superbo, è il figlio adottivo di Cesare, ma nonostante tale legame si lascia convincere a prendere parte ad una cospirazione, ordita da alcuni senatori romani tra cui Cassio, per impedire a Cesare, uccidendolo, di trasformare la Repubblica romana in una monarchia.

Il primo atto racconta del regno di Cesare, del suo potere, della cospirazione ordita per ucciderlo, delle alleanze e degli inganni, dei pericoli dell’impresa, fino all’omicidio di Cesare, mentre il secondo prende il via dalla sua morte per raccontarne il dopo, i dissidi interni alla fazione dei cospiratori e gli scontri esterni con chi vuole vendicare la morte di Giulio Cesare o difendere un potere che crede spettargli.

Giulio Cesare è sempre lì. Vivo o morto egli è sempre presente; incombe fiero, sfrontato e temerario da vivo, e continua ad aleggiare minaccioso da morto.

Si potrebbe certo affermare che il protagonista della tragedia sia Giulio Cesare in quanto centro del potere e dell’azione, commessa e subita. Eppure l’opera di Shakespeare pone in risalto anche il dramma umano di Bruto, fondato sul conflitto interiore tra la dimensione privata e quella pubblica, tra l’onore e il patriottismo. Bruto ama Cesare, ma lo uccide per un bene superiore che è quello della res publica.

Bruto è anche amico fraterno di Cassio, il vero sobillatore, e anche quest’amicizia lo farà cadere spesso in enormi dissidi.

In un clima di sentimenti nobili, onore, amicizia, patriottismo, c’è quindi poi  l’elemento umano che riporta gli eventi al mondo terreno e contingente. C’è l’opportunismo, economico e politico, ci sono i giochi di potere, che contaminano tutto come un veleno che si irradia veloce dentro e intorno ai protagonisti.

Daniele Salvo riesce con abile maestria e con grande effetto a riproporre una storia politica strettamente interconnessa alle storie umane, avvalendosi di un cast formidabile e aggiungendo elementi visivi di grande impatto. L’allestimento, tradotto, adattato e diretto da Daniele Salvo, così viaggia su due grandi binari sempre connessi, l’aspetto politico e le emozioni umane.

La scena di apre su una Roma celata dalla notte e illuminata debolmente solo da fiaccole e bracieri. Su un lato, dietro, ma ben visibile, un lungo stendardo nero col simbolo dell’aquila e la scritta SPQR. E’ su questo scenario che fanno il loro ingresso i personaggi della Storia svelando i propri destini incrociati. Prendono corpo lentamente staccandosi dal testo per essere lì, vivi e reali, mentre sulle loro vite aleggia il canto minaccioso del destino negli splendidi e inquietanti gorgheggi di Melania Giglio.

Immediatamente poi prende corpo il primo elemento forte e concreto della storia: il potere e il regno di Giulio Cesare. La sua dittatura è lì, davanti agli occhi di tutti. Il suo nazionalismo è così vicino a noi, al nostro passato recente, eppure che pare già dimenticato, e al nostro presente così minaccioso. Già quel saluto romano crea un turbamento: cerchi di tenerlo contestualizzato alla storia, ma non può non far riflettere su un pericolo molto vicino.

Il riferimento al regime fascista è negli addestramenti militari, ma, soprattutto, nei costumi di scena, quelle divise fasciste su cui poggiano delle toghe romane, che rimandano ad un classicismo che continua e contamina il modernismo, ma che sembra poi così contemporaneo.

Tutto questo ci fa riflettere sulla domanda se il fascismo ci abbia  mai veramente abbandonato. Insieme ad esso, però, anche il pericolo, uguale e contrario, di una reazione avversa e cieca, motivata da un idealismo non corroborato da un’abilità politica né da uno spirito forte e che porterà solo ad un nuovo governo totalitario, stavolta rappresentato dalla figura di Ottaviano Augusto.

In mezzo c’è un popolo senza volto, senza dignità, che si lascia sballottare di qua e di là da frasi pompose o promesse aleatorie.

Su tutti spicca la figura di Giulio Cesare. Candido in una divisa completamente bianca, sovrastata da una toga altrettanto immacolata, indossa una maschera di silicone, in modo da rappresentare più il potere che l’uomo, celandone le emozioni, ma anche per necessità scenica, dal momento che lo stesso straordinario attore interpreta il ruolo di Ottaviano.

A far vibrare forte i fatti rappresentati, a farli vivere e sentire, c’è poi l’elemento emozionale. I sentimenti, forti, combattuti, contrastanti, altalenanti, ma sempre accesi, vivi, selvaggi. L’umanità dei personaggi, abbagliati dalla sete di potere, mossi da puro opportunismo, capaci di pensare prima una cosa e di abbracciare subito dopo l’esatto contrario.

Il tutto restituisce emozioni vive, forti sconvolgenti, regalando scene di grande enfasi e impatto emotivo.

Ne sono esempio la famosa orazione funebre di Marco Antonio, interpretato da un passionale e ineguagliabile Graziano Piazza, che incarna con grandezza l’abilità dell’oratore, il trasporto, l’intelligenza e la sagacia che si rivelano nei suoi occhi e nella sua voce.

Avvincente anche la scena dello scontro e della riconciliazione di Bruto e Cassio in cui Gianluigi Fogacci e Giacinto Palmarini si donano abbandonandosi completamente ai personaggi restituendo una verità emotiva pungente.

Daniele Salvo poi aggiunge tensione e accenti forti nell’inserimento di elementi esoterici nella visione di Cicerone, nel sogno profetico di Calpurnia (Flavia Mancinelli) e nella visione dello spettro di Cesare da parte di Bruto su cui incombono anche gli elementi della natura, con uno scrosciante temporale, tuoni fragorosi e lampi abbaglianti.

L’umanità è ancora rappresentata da Porzia, moglie di Bruto, dalla sua devozione al marito, attenta e premurosa fino all’esasperazione, l’esasperazione di una donna che sa di essere solo una donna (pensiamo all’ epoca romana e a quella elisabettiana), ma che ha lo spirito di un uomo. Un’altra interpretazione eccellente, passionale e carica di pathos della straordinaria Melania Giglio.

Massimo Nicolini è catalizzante e imponente tanto nei panni di Giulio Cesare, quanto in quelli di Ottaviano Augusto, e inquietante in quelli dello spettro di Cesare. Un attore magnifico dal grande piglio, capace di essere ogni volta diverso e unico.

L’intero cast è composto da attori e attrici formidabili. Dal particolare all’universale e viceversa ogni scena è un prezioso tassello di qualcosa di meraviglioso. Ognuno conferisce vita al proprio personaggio donandogli un’identità ben precisa, forza espressiva ed energia nell’azione.

La regia di Daniele Salvo riesce a veicolare ogni elemento con immediatezza e consequenzialità.

Le scene, i costumi, le musiche, le canzoni interpretate dal vivo da Melania Giglio, le luci e i suoni completano, arricchendolo, un allestimento che lascia grandi suggestioni.

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GIULIO CESARE

regia di Daniele Salvo

traduzione e adattamento di Daniele Salvo

Produzione Politeama S.r.l.

Interpreti

(in ordine alfabetico)

  Decio Bruto,Lepido, Messala                                   FRANCESCO BISCIONE

Indovino, Cinna poeta, soldato                          SIMONE BOBINI

Metello Cimbro, Cicerone, soldato                    SIMONE CIAMPI

        Bruto                                                              GIANLUIGI FOGACCI

Portia, il Destino                                                   MELANIA GIGLIO

Lucio, Stratone,, plebeo                                     ALESSANDRO  GUERRA

     Calpurnia                                                            FLAVIA MANCINELLI

Trebonio,Lucilio, soldato                                       ALBERTO MARIOTTI

Giulio Cesare, Spettro di Cesare, Ottaviano    MASSIMO NICOLINI

Artemidoro, Pindaro, soldato                            GIUSEPPE NITTI

    Cassio                                                      GIACINTO PALMARINI

Marc’Antonio                                                GRAZIANO PIAZZA

Cinna, Titinio, soldato                                        ANDREA ROMERO

Casca                                                            CARLO VALLI

Plebei, soldati, messi, servi:

Massimiliano Auci, Antonio Bandiera,  Andrea  Carpiceci  ,  Micol  Damilano, Matteo Magazzù, Alessandro Marmorini, Dimitrios Ioannis  Papavasileiou,  Riccardo  Parravicini,  Daniele  Ronco,  Roberta  Russo,   Giorgia   Serrao, Giovanni Tacchella, Luca Viola, Francesca Visicaro

SCENE

Fabiana Di Marco

COSTUMI

Daniele Gelsi

MUSICHE

Marco Podda

CANTI DAL VIVO

Melania Giglio

ASSISTENTI REGIA

Alessandro Gorgoni, Alessandro Guerra

MASCHERE

Michele Guaschino e Makinarium di Leonardo Cruciano

COMBATTIMENTI SCENICI

Antonio Bertusi

DIREZIONE TECNICA

Stefano Cianfichi

LIGHT DESIGNER

Umile Vainieri

SOUND ENGINEER

Franco Patimo/Daniele Patriarca

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