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GIOELE DIX

Vorrei essere figlio di un uomo felice

 

di e con Gioele Dix

una produzione Giovit

Disegno Luci: Carlo Signorini

Audio: Giuseppe Pellicciari (Mordente)

 

dal 26 Novembre al 1 Dicembre 2019

distribuzione WEC – World Entertainment Company

Vorrei essere figlio di un uomo felice

L’Odissea del figlio di Ulisse, ovvero come crescere con un padre lontano

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Dopo il tutto esaurito dello scorso anno, Gioele Dix torna con il suo monologo intenso, personale e divertente centrato sull’idea della paternità.

“Vorrei essere figlio di un uomo felice” usa come filo conduttore la vicenda di Telemaco che cerca il perduto padre Ulisse per diventare un discorso sulla paternità in generale: che essa sia ignorata, perduta, cercata o ritrovata.  

Un viaggio ispirato ai primi quattro canti dell’Odissea nel quale Gioele Dix racconta e approfondisce, alla sua maniera, una vicenda letteraria e umana fitta di simboli, recitando, raccontando, leggendo e commentando, sempre insieme al pubblico.  Per Gioele Dix la classicità, fonte frizzante e ricca di stravaganze, è un ottimo pretesto per far divertire il pubblico con le vicende dei greci poliamorosi e politeisti, disinibiti e goderecci, con un dio sempre a portata di mano. E per ogni tappa di quella “Odissea minore” che è la Telemachia, Gioele Dix costruisce un susseguirsi di “deviazioni”, di approfondimenti spesso esilaranti, con la letteratura e la musica, ma anche con i ricordi personalissimi, fino all’infanzia.

 

Un recital vivace e documentato, fra comicità, suggestioni colte, rimandi alla contemporaneità e tratti di improvvisa e affilata ironia.

Lo spettacolo si ispira ad un progetto andato in onda con successo su Rai 5, ripreso e attualizzato per andare in scena sui palcoscenici in versione rinnovata e arricchita.

All’inizio dell’Odissea, Ulisse è assente e lontano. A Itaca, nessuno sa se sia ancora vivo e se mai farà ritorno. Persino fra le vette dell’Olimpo regna l’incertezza e gli dei discutono a lungo sulla sua sorte.

Omero, come il più navigato degli sceneggiatori, sceglie di ritardare l’entrata in scena del suo primo attore. E con lui, l’apparizione di personaggi e avvenimenti strabilianti che renderanno indimenticabile il suo viaggio: la maga Circe, il ciclope Polifemo, il canto delle Sirene, la discesa nell’Ade, gli incantesimi della dea Calipso.

Tutto accadrà – o meglio, verrà rievocato da Ulisse in una sorta di lungo flashback –  dal quinto canto in poi. È forse per questo motivo che i primi quattro canti dell’Odissea sono meno conosciuti e frequentati. Eppure, in essi si racconta di un altro viaggio, meno spettacolare, ma altrettanto determinante, quello del figlio di Ulisse alla ricerca del padre. Un breve ma intenso romanzo di formazione in cui il figlio del protagonista prova a uscire dall’ombra e imparare a crescere. Telemaco parte da Itaca sulle tracce dell’illustre e ingombrante genitore che non ha mai conosciuto, in un lungo itinerario per mare e per terra fitto di incontri rivelatori, il giovane prenderà consapevolezza di sé e del proprio destino. E quando Ulisse e Telemaco finalmente si incontreranno, l’eroe invecchiato e sfiancato da una guerra inutile abbraccerà commosso il giovane uomo cui cedere il suo scettro.

           

La figura di Telemaco incarna dunque la sorte di tutti i figli costretti a combattere per meritarsi l’eredità dei propri padri.

  

RASSEGNA STAMPA

 

Da tempo, anzi forse da sempre, Gioele Dix non è solo un comico. La sua “animalità” da palcoscenico è al servizio di una ricerca d’autore. Poi il garbo sornione, il talento per la battuta, il sound dell’umorista rendono i suoi esercizi di pensiero terribilmente divertenti, ma lo spasso è un mezzo non un fine.

La sua è un’affabulazione elegante, esistenzialista, quasi jazz nel gusto per la variazione.

Nel nuovo monologo “Vorrei essere figlio di un uomo felice” entra in scena canticchiando I borghesi di Gaber, come a dire che spesso i padri dimenticano di essere stati figli, quindi scarta e passa a Omero, con un’Odissea commentata dal punto di vista di Telemaco, il figlio in attesa di un padre che non torna, il ragazzino cresciuto all’ombra dell’eroe assente quindi ancor più ingombrante.

Gioele Dix è maestro nell’arte della digressione, delle parentesi (ne apre parecchie, le chiude quasi tutte) e delle associazioni. C’è dunque Omero, letto anche in greco e così poter deviare su gustose reminiscenze di studi classici, ma ci sono soprattutto le molte note al testo: personali, letterarie, esilaranti. Chiose e postille umoristiche, ma non solo, in un divagare che ha il ritmo di una riflessione in corso.

Ridiamo e ci inteneriamo per la goffaggine di Telemaco ma scopriamo anche il suo coraggio nel cercare di sbrogliare la pesante eredità paterna. Ci facciamo un’idea di che cosa facesse Ulisse con Calipso sull’isola di Ogigia, poi però compare Elena, non più giovane, così come la immagina Ghiannis Ritsos. Perché si ragiona anche della vecchiaia e della morte dei padri, e qui servono Milan Kundera e Valerio Magrelli, che accompagna verso la dedica finale, commovente.

Sara Chiappori, Repubblica 22 novembre 2018

 

“L’Odissea del figlio di Ulisse, ovvero come crescere con un padre lontano”, si dipana nei primi quattro canti del poema, poco frequentati proprio perché il protagonista è assente: a rubargli la scena c’è Telemaco, cresciuto orfano e con madre assai astuta quanto lacrimosa. Ma bando a Freud: quello che interessa a Dix è “solo” il viaggio, interiore ed esteriore, del giovane uomo, ingenuo e spaesato, timido e pauroso, per non dire un po’ ciuccio, con buona pace del grande “sceneggiatore” Omero, che gli mette in bocca frasi pensose, come appunto “vorrei essere figlio di un uomo felice”…. La classicità è una fonte così frizzante e ricca di stravaganze da rendere superflua qualsiasi altra recita nella recita: allo spettatore basta poco per godere di (e insieme con) questi greci poliamorosi e politeisti, disinibiti e goderecci, con un dio sempre a portata di mano, persino nelle sciagure, e l’irrituale capacità di trasformare una celebrazione in una grigliata. Sono i nostri antenati eroici e, proprio per questo, terribilmente emotivi: quando non fanno la guerra, o l’amore, passano il tempo a piangere.

 

Camilla Tagliabue, Il Fatto Quotidiano 23 novembre 2018

 

C’era una bella atmosfera, l’altra sera, al teatro Sociale, per “Vorrei essere figlio di un uomo felice”, monologo di e con Gioele Dix. Il pubblico si è radunato folto nella sala, riempiendo il Sociale fino alla piccionaia. Un segno di grande simpatia e affetto per l’attore sul palco, figura che sa coniugare vis comica e contenuti colti, declinati sapientemente. Dix portava in scena un testo, nato due anni fa, come reading intorno ai primi quattro canti dell’Odissea di Omero e poi divenuto qualcosa di nuovo, un viaggio nel viaggio, per esplorare un tema gigantesco: il rapporto tra padri e figli. Un lungo cammino, simboleggiato anche dalla “strada azzurra” nella evocativa scenografia, che parte dalle vicende di Telemaco, il figlio di Odisseo, in cerca del proprio padre e del proprio ruolo del mondo. Con sguardo tenero e bonariamente ironico, il narratore Dix ripercorre le avventure del giovane, i suoi incontri, la ricerca di un padre la cui assenza pesa.

Per quante sono le tappe di quella “odissea minore” che è la Telemachia, Gioele Dix ha costruito un susseguirsi di “deviazioni”, di approfondimenti, immediati o meno, con la letteratura e la musica, ma anche con i ricordi personalissimi, fino all’infanzia. Da Gaber, con la canzone “I borghesi”, alla prosa di Paul Auster, dalla Genesi a Milan Kundera, erano tanti i segnali lanciati al pubblico, per raccontare quel legame magico, ma anche doloroso e spesso irrisolto, che lega le generazioni, in un fatale intreccio tra insegnamento e conflitto.

L’efficace mix tra registi e tra letteratura e ricordi ha reso il testo immediato e fruibile per tutti, tra risate e qualche segreta lacrima di commozione…

Sara Cerrato, La Provincia 11 aprile 2017

 

 

INFORMAZIONI

 

dal 26 Novembre al 1 Dicembre 2019

 

DATE E ORARI

martedì 26 Novembre h 20:00

mercoledì 27 Novembre h 19:45

giovedì 28 Novembre h 21:00

venerdì 29 Novembre h 20:00

sabato 30 Novembre h 20:30

domenica 1 Dicembre h 16:15

 

Biglietteria
via Pier Lombardo 14
02 59995206
biglietteria@teatrofrancoparenti.it

 

Biglietteria online su

https://www.teatrofrancoparenti.it/

 

 Biglietti:

I settore – intero 38€
II e III settore –  intero 30€;

under26/over65 – 18€;

 

Durata

1 ora e 40 minuti

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