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E’ andato in scena, allo Spazio Diamante, Incendies complesso e affascinante spettacolo tratto dal testo del drammaturgo libanese Wajdi Mouawad, tradotto, adattato e diretto da Massimiliano Vado.

La storia racconta dei due gemelli Jeanne e Simon a cui il notaio Jean Lebel legge le ultime volontà della madre, Nawal Marwan, appena deceduta. La donna, che negli ultimi cinque anni era caduta in un mutismo assoluto e in una sorta di catalessi emotiva, nel proprio testamento chiede ai suoi figli di consegnare due lettere, una per il padre e l’altra per il fratello.

Jeanne e Simon scoprono solo così che il padre mai conosciuto e che credevano morto in guerra in realtà è vivo e, allo stesso tempo, di avere un fratello di cui ignoravano l’esistenza.

Simon, il maschio, si rifiuta, in preda alla frustrazione per lo stato di abbandono in cui la madre li ha fatti vivere in quegli ultimi cinque anni e alla rabbia di scoprire queste verità, di adempiere alle volontà della donna. Jeanne, invece, accetta di rispettarle e, curiosa di conoscere la verità, si reca in Libano indagando sul passato della madre.

Attraverso un viaggio che percorre le strade e i deserti del Libano e che allo stesso tempo è un viaggio in un passato drammatico e mai conosciuto, Jeanne riuscirà a ricomporre la storia di Nawal Mawal sin da quando era una ragazza, che ignorava completamente, fatto di amore, ma, soprattutto di dolore, strazio e disperazione.

Un dramma esistenziale dell’individuo, della sua famiglia e di un intero popolo: un racconto epico che nasce dall’amore di due esseri umani e si trasforma con efferatezza in disprezzo, odio, tortura, sevizia e abominio sullo sfondo di un paese in guerra.

Giunta ad una scoperta terrificante, Jeanne chiederà al fratello Simon di raggiungerla. Insieme faranno altre scoperte atroci che rivoluzioneranno tutto ciò che conoscevano fino ad allora della propria vita. Il loro passato prenderà forma sotto i loro occhi cambiando completamente e rivoluzionando la loro vita per sempre, segnandola di enormi ferite. L’unico loro riscatto, che sarà il riscatto che la madre desiderava da loro, sarà quello di mettersi faccia a faccia con il proprio passato e con l’uomo che ne ha tracciato drammaticamente la strada.

Incendies è il racconto di una collera generazionale che attraversa il tempo e lo spazio e segna strade da cui non si può tornare indietro. Racconta della necessità intima e profonda di tornare alle origini, di rispondere all’eterna domanda del dove veniamo per sapere esattamente chi siamo. E’ ricerca di un’individualità, e, allo stesso tempo, è la storia di un popolo. E’ il coraggio di scavare a fondo nel proprio passato senza sapere esattamente cosa si cerchi, ma, soprattutto, è il coraggio di affrontarlo una volta conosciuto e di vivere il presente con nuova consapevolezza, seppur terribile e tragica.

L’adattamento di Massimiliano Vado riporta in forma ridotta una rappresentazione ben più lunga: impresa non facile visto l’intreccio narrativo complesso, eppure molto ben riuscita. Ci si muove continuamente tra due piani narrativi, il presente e il passato che si fa presente con un gioco di tempi, voci e fiati ben preciso. Solo il momento in cui si passa dal dialogo dei due fratelli alla scena in cui viene rappresentata la violenza subita da Nawal appare poco chiaro.

Nella riduzione e nella regia di Massimiliano Vado ritroviamo, concentrato, tutto quello che dovevamo trovare: il conflitto genitoriale, l’amore filiale che si sente tradito, l’orrore della guerra, la disperazione dell’abbandono, lo strazio della solitudine, il dolore della sevizia, il sapore della polvere, l’odore dei corpi abusati, il tradimento della famiglia, dell’onore e dell’amore.

Il ruolo più gravoso e difficile lo hanno i due grandissimi protagonisti, David Marzi e Giulia Fiume, che ogni volta escono dal presente per entrare nel passato interpretando doppi ruoli. Particolarmente bella l’interpretazione di Giulia Fiume nei panni della sorella e della madre: ottimi i tempi, straordinario il rapido cambio di personaggio e del timbro della voce. Davvero efficace anche David Marzi nel sostenere la parte del fratello infuriato, deluso e frustrato e dell’aguzzino.

Preziosa la presenza di Massimiliano Vado il cui personaggio, deciso e pragmatico, ha il difficile compito di riportare ogni volta al presente, alle necessità contingenti, ma anche di guidare i due ragazzi nelle scelte che cambieranno il loro futuro per sempre, artefice, non si sa fino a che punto consapevole, dello svelamento di un dramma esistenziale che sarà totale e, ancora, in certo qual modo, garante di una giustizia umana che attende di essere compiuta.

Intorno a loro si muovono gli altri bravi attori, Giacomo Bottoni, Eleonora Belcamino e Federico Le Pera anche loro in doppi ruoli articolati e complessi che sono necessari a delineare l’ambiente circostante in cui le azioni principali si muovono.

La riduzione di Massimiliano Vado è essenziale, ma non tirata; cruda, diretta, aspra, in alcuni passaggi al limite della tolleranza verbale, ma, per questo aspetto, richiede uno sforzo dello spettatore di immedesimazione completa nella situazione.

La grandezza di questo spettacolo, oltre che nella storia drammatica, ma emozionante e coinvolgente, è nella capacità, da parte degli attori, dell’uso del corpo, dei fiati, delle espressioni e nei cambi repentini degli stessi.

Massimiliano Vado è riuscito a mantenere molti aspetti che fanno da contorno alla storia e approfondiscono il carattere dei personaggi: meraviglioso e affascinante l’elemento logico matematico che si esprime attraverso “La teoria dei grafi” e la “Congettura di Siracusa” espressi da Jean (che è professoressa di matematica).

Il procedimento matematico permea di sé l’opera di Wajdi Mouawad e in Incendies viene efficacemente riportato nei ragionamenti che segue Jeanne e che attestano come problemi insolubili portino necessariamente ad altri problemi anch’essi insolubili.

Tutto il testo scorre come un’equazione matematica difficilissima e ricca di sempre di nuove incognite che porteranno ad una soluzione imprevista e sconcertante.

Altro bellissimo elemento narrativo è il prezioso insegnamento racchiuso nelle parole della madre verso Nawal: “impara a leggere, impara a scrivere, impara a contare, impara a raccontare, impara a dire di no”, insegnando che l’unica possibilità di riscatto per spezzare le catene di un paese corrotto e in guerra, l’unico modo di sopravvivere come donna, è quello di imparare a pensare da sé avendo il coraggio di vivere secondo il proprio pensiero.

Altra figura molto importante e ben caratterizzata da Federico Le Pera, è l’infermiere Antoine, in un certo senso chiave di volta per Jeanne e la sua ricerca del passato della propria madre.

Incendies è la lotta feroce e disperata dell’uomo che vuole affermare, prima di tutto di fronte a se stesso e poi al mondo la propria individualità e difendere la propria storia.

Alla fine di tutto resta sospesa nell’aria una domanda, a cui ognuno potrà rispondere secondo il proprio sentire: fuggire dal dolore o andargli incontro?

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Foto di Pino Le Pera

Viola Produzioni

in collaborazione con Festival Quartieri dell’Arte e Centro Sperimentale di Cinematografia, presentano

Incendies

di Wajdi Mouawad

traduzione, adattamento e regia Massimiliano Vado

con Giulia Fiume, David Marzi, Giacomo Bottoni, Eleonora Belcamino, Federico Le Pera, Massimiliano Vado

musiche Roberto Procaccini voce Anna Vinci

 

Si ringrazia Maresa Palmacci dell’ufficio stampa.

 

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