Fogli Immenso Silenzio_Locandina

Teatro Orione

11 dicembre 2015. Anteprima

“FOGLI D’IMMENSO SILENZIO”

Testo e Regia di Antonio Nobili

antonio nobili

Quando la poesia racconta la guerra, senza celarne orrore e dolore e la penna del drammaturgo raccoglie questi pensieri per svelare l’umanità dei soldati, senza retorica e dietrologie, solo con l’intento di scavare nell’animo umano per penetrare le trincee della paura e della disperazione, ma anche della coesione che gli uomini al fronte vivevano e il senso di abbandono ineluttabile e il terrore della solitudine delle donne rimaste in patria ad aspettare i propri uomini, allora il racconto è storia e poesia insieme, l’evento non è solo cronaca, ma analisi intima ed emotiva del vissuto umano.

La poesia è quella di Giuseppe Ungaretti; il drammaturgo è Antonio Nobili, a sua volta poeta, perché scrive e dirige un racconto su una pagina orribile della storia dell’umanità, con rispetto, delicatezza, spirito evocativo e voglia di ricordare non le imprese, ma gli esseri umani che di quelle imprese furono i protagonisti sul campo di battaglia e coloro che la guerra la subirono.

Il racconto è un’evocazione, la narrazione di un ricordo che scorre parallelo ad un secondo piano temporale che è lo svolgersi dei fatti ricordati.

E’ Mario, cappellano al tempo dei fatti narrati, a raccontare la storia durante un’intervista: così, mentre i ricordi di una vita consumata lo sorprendono con confusione, Mario diventa simbolo e testimone non solo di un evento, la prima guerra mondiale, ma degli uomini che di quell’evento sono stati protagonisti.

Affidandosi ad un taccuino come su un bastone su cui poggiare la propria memoria, Mario racconta la vita di trincea, la quotidianità dei soldati al fronte.

Quel taccuino è la raccolta delle memorie e delle riflessioni di Giuseppe Ungaretti, dove il poeta aveva annotato ordini, strategie, scontri, ma anche sentimenti e stati d’animo, non solo suoi, ma di tutti i suoi commilitoni.

La vicenda narrata e allo stesso tempo vissuta, si svolge nel Carso isontino, uno dei fronti più caldi del conflitto: si viene immediatamente catapultati nel pieno della battaglia, tra i soldati guidati dal Comandante Umberto.

Conosciamo, così, i soldati immersi nella vita dura e spietata della trincea:  Alfredo, l’unico ad aver già combattuto una battaglia, intento a medicare una ferita a Salvatore, il più giovane del gruppo, classe ’98, perché la guerra non risparmiò nessun uomo in grado di imbracciare un fucile. Incontriamo Giuseppe, insegnante e poeta, andato volontario in guerra con la convinzione e l’auspicio che quella potesse essere l’ultima delle guerre dell’umanità, mentre scrive una lettera ad Antonio, analfabeta, che vuole rassicurare la madre; Mario, il cappellano del gruppo, che ha ritrovato il taccuino di Giuseppe e vorrebbe restituirglielo.

Non c’è solo il campo di battaglia in questo racconto; ognuno di questi uomini ha lasciato a casa un affetto da cui tornare; ognuno di loro è sostenuto e mosso alla resistenza fisica e psicologica da quell’unico, forte desiderio di riunirsi all’altra metà del cuore.

Il Comandante Umberto ha lasciato a casa Mara, la moglie, ad accudire il loro figlio piccolo; Giuseppe vuole tornare da Matilde, per riprendere una relazione appena abbozzata; Salvatore ha nel cuore solo Nadia, fiduciosa che il suo amore possa difendere Salvatore dalle pallottole; Antonio vuole tornare dalla madre tanto amata.

In Fogli di Immenso Silenzio Antonio Nobili non racconta la guerra, ma le vite di chi questa guerra l’ha combattuta e di chi l’ha subita.

Racconta di anime tormentate, impaurite, di uomini grandi o cresciuti troppo in fretta e di donne e famiglie che la guerra la patiscono nella lontananza, nella mancanza, nella paura che il proprio amato possa non tornare vivo e nel terrore che venga loro spazzato via ogni futuro.

Nella solitudine e disperazione della trincea, il momento più difficile è quando viene la notte e i pensieri hanno la nefasta possibilità di correre agli affetti lasciati. Meglio avere il turno di notte, allora, dover fissare per ore il buio con il timore che il nemico possa palesarsi in qualsiasi momento.

Il buio è il vero nemico di questi uomini, perché nell’inattività della notte l’angoscia aumenta. Unico modo per esorcizzare il terrore e vincere il buio è la scrittura: scrivere lettere, pensieri e riflessioni immaginando di parlare con gli affetti lasciati a casa e riempire quel silenzio dell’amore che fa resistere ad ogni costo.

Volano le pagine, volano fogli di immenso silenzio; i soldati riflettono non solo sulla loro umanità, ma anche su quella del nemico, chiedendosi chi ci sia dall’altra parte e se anche costui abbia lasciato a casa qualcuna che ama e che, con trepidazione, lo stia aspettando.

Così, tra lettere mai spedite, riflessioni, pensieri, annotazioni, lettere scritte per altri che non sanno farlo, l’immenso silenzio della notte, quel rumoroso silenzio che la guerra lascia dentro di ognuno, un silenzio enorme e abissale fatto di grida taciute, viene in parte colmato tentando di riempirlo di parole mute.

L’immenso silenzio è la presenza della paura; immenso silenzio sono le 574 lettere che Giuseppe ha scritto per Matilde, ma che non ha mai spedito con la convinzione di poterle un giorno dargliele di persona; l’immenso silenzio è quella situazione di sospensione nel tempo in cui tutto sembra fermarsi e i sogni, i ricordi e i nomi esplodono in mute grida.

L’opera di Antonio Nobili è un immergersi crudo e reale in un’esperienza di vita che cammina sempre a fianco della morte riportando il realismo poetico delle opere di Ungaretti.

Il carattere poetico dell’opera non è, o non è solo, nel riferimento alla poetica di Ungaretti, quanto nel carattere fortemente evocativo del testo di Nobili, nell’uso di un linguaggio vero, reale e rappresentativo, che non è rimando ad altro che non viene detto, ma conoscenza della realtà e delle relazioni esistenti tra gli esseri umani.

E’ un immergersi nel dolore e nella disperazione dell’uomo senza mai perdere la speranza, senza mai essere tetro e triste, ma sempre alla ricerca di un riscatto.

Si immerge, Antonio e ci trascina così nel mondo disperato e disperante della guerra, a fianco di uomini di ogni ceto sociale e di ogni età, proiettili di carne che non rinunciano a mantenere la propria umanità restituendoci vita pulsante laddove la vita veniva messa a rischio e perduta.

Fogli di Immenso Silenzio è un’opera enorme, con all’interno tanti mondi diversi comunicanti tra loro; un’opera impegnativa di enorme impatto che, tra l’altro, per il suo alto valore rientra nel programma ufficiale del Governo per in Centenario della Prima Guerra Mondiale.

Un’opera monumentale impreziosita da una tessitura musicale sublime e da canzoni originali toccanti. La partitura musicale si affianca al recitativo mettendo in comunicazione il racconto sul campo di battaglia con la vita delle donne che aspettano i propri uomini in patria.

Una musica pienamente funzionale al testo, che lo accompagna fondendocisi e restituisce ritmo, cadenza e timbro alla narrazione, attirando così tanto l’attenzione dello spettatore sulla rappresentazione da fargli perdere la cognizione del tempo che passa.

Le musiche originali e le canzoni sono di Antonio Tocco e Davide Tamburrino, la Direzione musicale e gli arrangiamenti di Emiliano Begni.

L’interpretazione degli attori è di altissimo livello.

Alessio Chiodini è un Giuseppe Ungaretti pragmatico, per quanto poeta, sognatore, ma non illuso e dà dimostrazione di una professionalità sempre più alta. Memorabile il momento in cui, sul finir della battaglia, prende in mano la situazione e parla col comando generale. Un personaggio che muta progressivamente e che Alessio accompagna con intensità  nel mutamento.

Daniel De Rossi è bravissimo nel ruolo di Mario, nella doppia veste di giovane Cappellano al fronte e anziano sacerdote che racconta la storia.

Bellissimo il personaggio di Antonio, analfabeta, ma affascinato dal potere della parola e dalle poesie di Giuseppe ed eccezionale l’interpretazione di Marco D’Angelo: puro, pulito, commosso e commovente.

Il monologo di Antonio/Marco è uno dei momenti più toccanti di tutto lo spettacolo.

Insieme a Silvia Del Prete, tra l’altro bravissima cantante, che interpreta magistralmente Giuseppina, la madre, forma la più bella coppia sul palco.

Bravi tutti nel calarsi con consapevolezza nella dimensione storica, sociale ed emotiva della Grande Guerra per restituirne un quadro di grande umanità.

In conclusione sono da segnalare le scenografie visivamente efficaci di Valeria Mangiò e i bei costumi della Sartoria Victoria Iurii.

Musiche Originali: Antonio Tocco e Davide Tamburrino

Direzione Musicale: Emiliano Begni

cast

Alessio Chiodini, Giuseppe Ungaretti

Daniel De Rossi, Mario

Marco D’Angelo, Antonio

Antonio Tocco, Alfredo

 Alberto Albertino, Umberto

Stefano Di Giulio, Ufficiale Fiamme Cremisi

Elisa Lombardi, Matilde, la fidanzata

Vanessa Innocenti, Mara, la moglie

Silvia Del Prete, Giuseppina, la madre 

 Alessia Sala, Nadia

Matteo Maria Dragoni, Salvatore

Direzione musicale Emiliano Begni

Emiliano Begni pianoforte e arrangiamenti

Stefano Ciuffi chitarra

Stefano Napoli contrabbasso

Angelo Maria Santisi violoncello

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