le supplici

 

All’interno della terza edizione del Festival dell’Arena, rassegna di teatro indipendente che si tiene a Roma presso la sede del Gruppo Storico Romano di Via Appia Antica, 18 (nei pressi di Porta San Sebastiano), è andato in scena, venerdì 15 settembre 2017, Figlie d’Egitto ovvero Le Supplici.

Nel suggestivo anfiteatro in legno e sabbia immerso nel verde, passato e presente si sono incontrati in una contaminazione di generi perfettamente equilibrata.

La tragedia greca, latrice di un messaggio universale ed eterno, viene declinata in forme e formule nuove, appropriandosi del senso intimo del tragico che viene riproposto in chiave contemporanea.

La scena si apre con una figura femminile immobile in ginocchio; indossa un lungo mantello che la copre e in testa ha una corona.

In sottofondo si odono spari continui e il rumore incessante delle sirene. Il mondo è in preda alla guerra, guerra civile e guerra tra nazioni; una guerra che è figlia dell’odio e dell’egoismo dell’uomo.

La figura femminile al centro della scena è Concordia, la quale si innalza sopra tutti gli uomini invocata dalle supplici con antiche preghiere e canti arcaici. L’invocazione delle supplici, sofferta e accorata, nasce dalla necessità vitale e impellente di riportare la pace tra le genti, abbattendo il dominio sul mondo dell’uomo, maschio e padrone, a favore di un mondo guidato dall’amore e dalla pace che sono frutto del seno della donna.

Il faraone d’Egitto vuole sopraffare le donne rendendole dome, obbedienti e mansuete: schiave. Concordia e le sue supplici, Figlie d’Egitto, cercano rifugio ad Argo, dove verranno accolte con diffidenza e trattate con freddezza e crudeltà.

Antico e moderno si incontrano rinnovando l’eterno e mai sopito confronto e scontro tra Oriente e Occidente: è il tema sempre drammaticamente attuale dell’accoglienza, della paura dello straniero da cui ne deriva la necessità di tenerlo sottomesso.

Le supplici vengono accolte da una “democrazia”, accettate dal potere del popolo che, però, le sottomette a leggi, limiti e doveri di una supposta società civile.

“L’Oriente attacca, l’Occidente distrugge”: una pace non è possibile, c’è sempre qualcuno che vuole dominare un altro.

Concordia Tra i Popoli si scontra con l’odio razziale fallendo in un compito impossibile: il perdono dell’uomo. Non c’è scampo: Concordia Tra i Popoli verrà sepolta nel fango e il suo nome infangato.

Figlie d’Egitto ovvero Le Supplici è un testo di Sofia Bolognini di grandissimo valore drammaturgico che le è valso il Premio Cendic nel 2016.

Sofia Bolognini dà, come sempre, ampia dimostrazione di essere una giovane autrice preparata e metodica che, con questo testo, supera se stessa. E’ evidente un approfondito studio della materia rielaborato con la sensibilità di chi sa “sentire” e la padronanza di chi sa cosa sta facendo.

Ne è esempio il linguaggio, che sa muoversi tra l’antico e il moderno, mantenendo l’eco tragica della tradizione greca, ma rinnovato in una commistione di generi e soluzioni stilistiche contemporanee.

Figlie d’Egitto ovvero Le Supplici è continua contrazione e distensione di parola e canto con l’obiettivo, assolutamente centrato, di rileggere un grande classico donando ad esso una nuova drammaturgia e mettendone in risalto il senso contemporaneo.

Fondamentali sono anche l’uso del corpo, in continua tensione spasmodica, e degli strumenti scenici. Qui, le catene che tengono al guinzaglio il popolo, sono le stesse che il popolo spezzerà in nome di una supposta democrazia e che rivolgerà contro le supplici.

Oriente e Occidente si scontrano: da una parte voci che provengono da un passato remoto e che rivendicano l’appartenenza alla terra, dall’altra le urla dell’ignoranza, dell’odio, della paura che soffocano ogni lucidità mentale in nome di uno spietato capitalismo.

Le musiche originali di Dario Costa, perfettamente aderenti all’impianto drammaturgico e figurativo, riescono a creare un’atmosfera che passa continuamente dalla sacralità all’empietà.

Figlie d’Egitto ovvero Le Supplici si avvale di una grandissima interpretazione corale, dove corpi e voci sono continuamente in tensione e in opposizione attraverso dinamiche speculari e incalzanti.

Straordinari i due protagonisti: Luisa Borini, nel doppio ruolo di Corifea e Concordia è grande sia nella fierezza che nella disperazione dei propri personaggi e nel totale abbandono al dolore della sconfitta.

Cesare D’Arco, nel doppio ruolo di Principe d’Egitto e Sovrano di Argo è potente e trascinante nell’interpretazione, nel piglio, nello sguardo accigliato, nel tono duro, nel gesto deciso, nel mutamento d’umore e d’animo che lascia trapelare una speranza che verrà poi soffocata dalla ragion di Stato.

 

Figlie d’Egitto ovvero Le Supplici

scritto e diretto da Sofia Bolognini

musiche originali e assistente alla regia Dario Costa

con Luisa Borini, Cesare D’Arco, Giacomo de Rose, Aurora di Gioia, Marcello Gravina, Alice Giorgi, Chiara Aquaro, Serena Sansoni.

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