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Si conclude oggi, al Teatro Lo Spazio di Roma, il Festival dei Nuovi Tragici, una rassegna di monologhi comici scritti e diretti da Pietro de Silva, attore, commediografo e regista che ha all’attivo una lunghissima carriera ed un elenco interminabile di produzioni e partecipazioni televisive e cinematografiche, un uomo di talento che ha avuto il privilegio, meritato, di essere stato scelto dai più grandi registi.

Da Sing Sing a La Vita è Bella, da Non ti muovere a Nessuno mi può giudicare; poi Don Matteo, Boris, Giovanni Falcone…la lista è davvero lunga.

Pietro de Silva è un artista che non ha mai smesso di camminare, pensare e fare, di creare; un sognatore, un po’ bambino, un po’ folle.

Tra il 1990 e il 2003, Pietro scrive 63 monologhi comici che porta in scena al Teatro dell’Orologio di Roma. Ad interpretare questi monologhi nel corso della prima rassegna furono 80 attori allora esordienti o in cerca di conferma e che oggi sono grandi nomi nel panorama italiano: Enrico Brignano, Flavio Insinna, Paola Cortellesi, Francesco Pannofino, Neri Marcoré, Massimiliano Bruno, Paola Minaccioni, Valerio Aprea e tanti altri.

Oggi, Pietro riporta in scena il Festival dei Nuovi Tragici al Teatro Lo Spazio di Roma: ogni sera cinque monologhi vengono recitati da cinque attori diversi per sei sere. Una grande opportunità, quindi, per moltissimi ragazzi e ragazze di cimentarsi in un monologo su un palco come professionisti.

Per la maggior parte questi attori e attrici arrivano dalla Fonderia delle Arti e sono allievi di recitazione di Pietro presso la suddetta scuola.

I monologhi sono freschi e divertenti. Il dubbio che avevo, sapendo che la data di composizione è piuttosto in là nel tempo, era che mancassero di attualità. Invece no.

Ecco il merito, forse il più grande, di questi monologhi: raccontano di temi sempre attuali, sempre veri, sempre vicini. Posso immaginare, ma non lo so, che ci sia stato qualche adattamento del testo e, chissà, forse del linguaggio, ma il grande nucleo, l’idea centrale e forte, il corpo solido di questi monologhi è lo stesso di dieci o venti anni fa e questo ne fa delle opere straordinarie: una scrittura che resiste al tempo, che è sempre attuale, sempre presente. E’ qui che sta, anche, la bravura di un autore, scrivere qualcosa che non si fissi in un solo momento, ma racconti sempre qualcosa di noi stessi al di là del tempo e dello spazio.

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