ferzan

Teatro Ambra Jovinelli

6 ottobre 2021

Ferzan Ozpetek dà il via alla nuova stagione del Teatro Ambra Jovinelli con uno spettacolo insolito per una riapertura dopo quasi due anni di chiusura completa.

Ci si sarebbe potuti aspettare una riapertura con uno spettacolo di impatto, qualcosa che lasciasse un segno forte e riaffermasse la necessità del teatro.

Invece, è stata scelta una via più intima e colloquiale, quasi a voler riprendere il contatto con il pubblico; uno spettacolo che potesse riallacciare un rapporto profondo con gli spettatori.

Ferzaneide _ Sono ia! è, infatti, una conversazione allegra e amichevole che il grande regista internazionale Ferzan Ozpetek intrattiene con il suo pubblico.

Un viaggio nella memoria e nella storia dell’uomo e del regista attraverso il racconto dei suoi ricordi, delle suggestioni e delle persone che sono state di ispirazione per molti dei suoi film.

Non solo chi ama il lavoro di Ozpetek, ma ogni persona che abbia una passione per il cinema e per il teatro è sempre curiosa di conoscere come certe storie siano nate, quale sia il punto di avvio di un soggetto.

Ferzan Ozpetek si racconta all’Ambra Jovinelli

Ozpetek fa questo: emozionato, quasi in imbarazzo

ad essere davanti a un pubblico e non dietro ad una cinepresa, esposto agli occhi della gente, narra, con calma, ripescando dalle migliaia dei ricordi della sua lunga e brillante carriera, alcuni momenti topici della sua vita e del suo lavoro, che molto spesso coincidono, confluendo gli uni negli altri.

Sul fondale del palcoscenico, prima ancora che Ferzan entri in scena, scorrono alcune foto di lui da piccolo, con il sottofondo musicale di alcuni brani che sono stati successi che hanno contraddistinto le colonne sonore dei suoi film.

Sul palco, allestito in maniera sobria ed essenziale, solo due sedie e un tavolino.

Una sedia è occupata da lui, l’altra resta vuota, quasi a voler rappresentare universalmente il proprio interlocutore e il tenore di una chiacchierata tra amici.

Il tavolo è ingombro di oggetti che il regista ha tirato fuori dalle tasche dei propri pantaloni: portafortuna vari, piccoli elementi che rimandano a racconti e una boccetta di un ansiolitico, vista l’emozione che prova.

Fa quasi strano vedere uno dei più grandi registi italiani (italo turco o turco italiano? Anche su questo scherza Ferzan), emozionato e quasi impacciato davanti a un così grande pubblico.

Comincia a raccontare dei suoi film, intrecciando momenti di vita anche personali.

In questo modo il pubblico riesce ad avvicinarsi alla persona Ferzan, all’uomo: scaramantico e agitato, divertente e scanzonato, riflessivo e pensieroso.

Racconta del suo primo film, Il bagno turco e di come gli abbia cambiato la vita.

Dopo 16 anni passati come aiuto regista di Massimo Troisi (anche questa una storia molto divertente e bella), riesce finalmente a presentare il soggetto e a crearne un film, vincitore, poi, di un prestigioso concorso per registi.

L’esperienza personale di Ferzan sfociata poi nel film è intensa, malinconica e divertente allo stesso tempo.

Durante i racconti si scopre come ogni esperienza di vita del regista sia confluita in qualche modo in tutti i suoi film: romanzata, modificata, ma, comunque, presente come ispirazione di storie o personaggi.

Sono racconti divertenti, alcuni esilaranti, altri nostalgici e anche commoventi.

Immancabile il riferimento ai grandi pranzi della domenica sulla terrazza condominiale del palazzo in cui vive dal 1978.

Appare anche molto forte il legame con la sua famiglia, soprattutto con la mamma.

Ferzanedie è esattamente quello che voleva essere:

un racconto personale e intimo ad un pubblico di ammiratori e amanti del cinema, appassionati sostenitori del lavoro di Ozpetek che coi suoi film hanno amato, sognato, pianto, riso e che in essi si sono spesso identificati.

Una nota: parte dell’incasso delle serate sarà devoluto ad Emergency per ricordare con l’occasione l’impegno straordinario e impareggiabile del suo fondatore Gino Strada.

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