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Non credo che l’approccio ad un testo teatrale di Pirandello possa mai essere facile.

L’Enrico IV, poi, è un testo complesso, articolato su fitti e continui dialoghi e continui rimandi a personaggi che sono stati.

Il gioco tra pazzia e sanità mentale è continuo, ingarbugliato, dominato dalla paura (paura di sbagliare, paura di essere scoperti) e insinuato dal dubbio (e se non fosse come appare?).

Recitarlo non è certo una passeggiata e ritengo che uno spettatore che vada a teatro a vedere un’opera di Pirandello debba arrivarci preparato, debba conoscere il testo senza aspettarsi, però, che la rappresentazione segua il modo in cui lui se lo è immaginato.

L’adattamento di Matteo Tarasco mantiene il ritmo del testo, pur andando oltre al testo inserendo freschi divertissment. I dialoghi sono serrati e i quattro giovani protagonisti danno prova di resistenza fisica e capacità di mantenere il fiato, la concentrazione e il tono della recitazione nonostante l’impegno fisico che questa rappresentazione richiede.

Ad un certo punto, la scrittura di Matteo svicola e si distanzia dal testo originale senza abbandonarne il senso. Enrico IV è pazzo o non lo è? Ha messo in scena tutta questa farsa per burlarsi di chi gli sta intorno o forse i pazzi sono altri? Forse che la pazzia sia contagiosa? O forse che il timore che quello ritenuto pazzo non lo sia realmente alla fine rende folli?

Non svelerò certo il finale, ma c’è da chiedersi: Enrico IV…o forse no? Eh sì, perché Enrico IV non c’è mai in scena, come non ci sono gli altri personaggi, se non i quattro giovani consiglieri. E’ dal loro punto di vista che la storia viene raccontata.

I quattro giovani attori, Federcio Le Pera, Brenno Placido, Tiziano Panici e Sidy Diop, rappresentano coerentemente i quattro consiglieri. Quattro giovani che sacrificano le proprie vite per recitare una parte, ma, anche, per non rientrare in un mondo reale che spaventa più di un folle delirio.

La logica Pirandelliana è pienamente mantenuta e rispecchiata nella scrittura del testo di Tarasco: si è qualcosa o qualcuno di diverso a seconda degli occhi che guardano; chi sembra pazzo non lo è e chi non lo sembra lo è. O forse no….

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