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Locandina-Tulli

 

Le Ragazze di Via Savoia, 31 è uno spettacolo ispirato ad una vicenda di cronaca che colpì molto l’opinione pubblica romana nel 1951: in seguito ad un annuncio sul giornale, duecento ragazze si presentano in Via Savoia per un colloquio di lavoro da dattilografa  presso lo studio di un ragioniere. In un’Italia attanagliata dalla disoccupazione, ancor più forte e critica per le donne, si presentano al colloquio duecento giovani di provenienza ed estrazione sociale diversissime. Durante la lunga attesa sulla scala del palazzo, le ragazze si scambiano opinioni e condividono le proprie disgrazie. A seguito di un litigio per il rispetto della fila, le donne si accalcano massicce sulla scala: la ringhiera cede e la scala crolla. Molte delle donne restano ferite, anche in maniera grave e una di esse muore. Portate in ospedale, le giovani scoprono di dover pagare una retta giornaliera e molte di loro sono costrette ad allontanarsi e curarsi in casa da sole.

Le Ragazze di Via Savoia, 31 è un bellissimo spettacolo scritto da Elisabetta Tulli, nel quale lei stessa interpreta quattro diverse donne: Ester viene da Civitavecchia e vive a Roma, al Quadraro, è una donna semplice e verace; Caterina è toscana, lavora come domestica presso un avvocato e la moglie ed è sola, perché ha sempre pensato prima al lavoro e poi all’amore;  Lucia è una ragazza madre sensibile e determinata; Rosa è calabrese, sposata, madre di quattro figli desiderosa di emanciparsi dal marito.

Le storie di Ester, Caterina, Lucia e Rosa  sono quattro storie prese dalle molteplici possibili storie delle duecento donne accorse per il colloquio di lavoro; storie che diventano universali e paradigmatiche.

Storie di donne di ieri, ma anche di oggi; storie che oltrepassano il singolo evento raccontato per diventare modello di una società arretrata e disperata ieri come oggi.

Attraverso il racconto della tragedia di Via Savoia, Elisabetta Tulli racconta la donna nel mondo del lavoro sottolineando il disagio sociale,  il bisogno estremo e forte di lavorare per vivere, per mantenere se stesse e i propri figli, la grande voglia di emancipazione, dando risalto e valore all’ enorme forza che solo le donne hanno, alla loro capacità di lottare sempre, tenaci, ostinate e caparbie, alla ricerca dell’affermazione della propria dignità di esseri umani e di cittadine.

Il testo di Elisabetta Tulli è scritto con grande capacità descrittiva ed espressiva, non solo nei fatti, ma, soprattutto, nelle emozioni. E’ un testo diretto e asciutto, leggero e delicato, ma toccante, garbato e rispettoso.

Nonostante l’argomento grave, il tono non è mai pesante o cupo, anzi regala anche momenti leggeri e divertenti caratterizzazioni dei personaggi in un sapiente equilibrio.

Anche laddove la storia si fa drammatica e la disperazione dilaga, non viene mai smarrita la speranza, “perché è necessario credere che la Luna sia vicina”.

Elisabetta è un’interprete di incredibile bravura e, qui, monologhista sopraffina : le quattro donne si distinguono tra loro per caratteristiche fisiche e caratteri diversi; la scelta di adottare un dialetto diverso per ognuna di esse conferisce carattere di universalità ai personaggi e amplifica il significato dell’evento storico.

Elisabetta è ogni volta l’una, l’altra o l’altra ancora e poi di nuovo un’altra, passando con fluidità e continuità da un personaggio all’altro.

Le belle e delicate musiche originali di Andrea Calandrini, creano momenti di leggerezza e momenti di riflessione: quattro stili musicali differenti, ognuno associato ad un personaggio, a confezionare quattro storie particolari, ma anche universali.

La regia di Eugenio Dura, qui al suo primo lavoro in solitaria, è molto efficace.

Nonostante lo spazio piccolo a disposizione, sulla scena si avverte un ampio respiro: i continui cambi di personaggio avvengono con agilità, grazie anche ad un uso semplice, ma appropriato delle luci.

La scenografia è minimalista ma suggestiva: dal centro del soffitto pende una corda, appesa alla quale sono vestiti e accessori di colori e fatture diverse. Elisabetta è ogni volta una diversa prendendo dal quel mucchio di abiti una sciarpa, un cappello, un paio i scarpe, un cappottino.

I panni appesi alla corda sono le duecento anime che quel giorno accorsero col cuore pieno di emozione e speranza in Via Savoia; sono duecento corpi che quel giorno caddero nel vuoto; sono duecento donne che, nonostante la disperazione, non persero la speranza.

Di grande effetto inoltre, i contributi audio dell’epoca: nella prima parte dello spettacolo vengono rimandate le registrazioni di alcuni radio o telegiornali dell’epoca; nella seconda parte vengono riportati pezzi audio originali tratti dal film Roma ore 11 che raccontò questo evento.

Le ragazze di Via Savoia, 31 è uno spettacolo profondo e divertente nel quale Elisabetta Tulli dà ampia dimostrazione delle sue grandi capacità di autrice e interprete e di spiccata sensibilità, guidata dalla mano capace di Eugenio Dura.

Dopo il debutto al Teatro Kopó di Roma, lo spettacolo tornerà in scena il 23 e 24 aprile 2016 presso il Teatro Nuova Sala Gassman di Civitavecchia.

 

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