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A trent’anni dal primo debutto di Se il tempo fosse un gambero, la commedia musicale scritta da Iaia Fiastri e Bernardino Zapponi, diretta da Pietro Garinei, con le musiche del Maestro Armando Trovajoli, interpretata da Enrico Montesano e Nancy Brilli, e successivamente da Max Giusti e Roberta Lanfranchi, torna in una nuova edizione dal titolo e…se il tempo fosse un gambero, con protagonisti Francesco Pannofino e Emy Bergamo e la regia di Saverio Marconi.

La storia racconta di Adelina, donna rimasta nubile, che mentre spegne le candeline del suo ottantesimo compleanno in solitudine, esprime il desiderio di tornare ai suoi vent’anni per accettare la corte di quel principe che le chiese la mano e che lei rifiutò. Un desiderio per il quale venderebbe l’anima.

Il Re delle Tenebre ascolta il suo desiderio e decide di inviarle uno dei suoi diavoli per esaudirlo. Il diavolo inviato, però, è goffo e maldestro e, pur riportando indietro Adelina ai suoi vent’anni, quando era una fruttivendola di Campo de’Fiori, a Roma, alle prese con la corte del Principe Poniatowskij e con i debiti di famiglia, crea confusione e, sostituendosi a Max, l’autista del Principe, farà involontariamente innamorare Adelina di sé, innamorandosi a sua volta.

Chi mi conosce sa che amo il vintage e quindi guardo sempre con piacere alle cose belle del passato realizzate con gusto. Però, replicare la bellezza e il gusto di un oggetto, un film, uno spettacolo del passato, non è impresa facile e devo dire che questo spettacolo fallisce nel suo intento.

Francesco Pannofino, straordinario doppiatore e bravissimo e divertentissimo attore di cinema e televisione, non è adatto al Musical. E’ evidentemente fuori  ruolo e la sua interpretazione, nonostante la simpatia, non rappresenta le sfumature del personaggio che è, tra l’altro, penalizzato nel cantato.

Discorso diverso per Emy Bergamo che qui fa il suo mestiere: buona interpretazione, ma vocalmente non mi è piaciuta.

Assolutamente non convincenti Maurizio Pepe e Fabrizio Corucci nei panni del Principe Poniatowskij e del Maligno.

Molto bene, invece, Daniela Terreri e Luciana De Falco, nei ruoli rispettivamente della Sora Lalla e la Sora Cleofe. Le due attrici posseggono presenza, interpretazione e vocalità.

Problemi anche nell’ensemble dove, ad una forte presenza femminile, la cui carica arriva fino alla galleria, fa riscontro la debolezza degli uomini. Tra l’altro, vocalità male assortite e che mancano di armonia.

La colonna sonora è quella originale, il testo anche, ma riproposto in un nuovo adattamento che risulta grezzo e incompleto. Il tentativo di modernizzare e attualizzare un testo classico non è efficace: si ha sempre l’impressione di andare avanti e tornare indietro, di passare dal vecchio al nuovo senza continuità, anzi creando un effetto sgradevole.

Alzano il livello le frizzanti coreografie di Rita Pivano, le bellissime scene di Gabriele Moreschi e i curati costumi  di Carla Accoramboni, nomi che sono una garanzia. Però, non sono elementi sufficienti per portare e…se il tempo fosse un gambero oltre i limiti di una rappresentazione scolastica.

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