dorian gray

 

Recensione a cura di Erica Canova e Giulia Ludenzi.

 

Cos’è che realmente piace dell’opera di Oscar Wilde Il ritratto di Dorian Gray?
Noi abbiamo riposto a questa domanda domenica 20 novembre 2016.

Il teatro musicale di Daniele Martini ha permesso a tutti gli spettatori di entrare nel cuore di Dorian, nelle sue ferite, nei suoi dubbi, desideri, speranze.

In Dorian Gray ciascuno di noi può rivedere parte di se stesso, parte della propria vanità che in lui è tutto o quasi. Diciamo quasi perché in realtà come in tutti, anche in Dorian, che rappresenta la vanità in persona, è presente quel desiderio di purezza e innocenza.
Quella purezza che egli ha tolto prima a Sibyl Vane, la donna amata, e, piano piano, a molte altre persone facendo sì che egli perdesse la propria, tant’è che il suo ritratto cambiava ogni volta che perdeva un po’ della propria umanità.

Dorian è l’esempio più eclatante di come una vita incentrata su se stessi non solo sia vuota, ma rechi soprattutto sofferenze e insoddisfazione. Dorian ha perso la propria anima per compiacere in qualsiasi istante gli altri; ha perso la propria anima per mantenere viva quella bellezza che sempre lo ha distinto…
Ma la bellezza, se non viene riconosciuta, è davvero bellezza?

La forza del monologo di Federico Marignetti è stata proprio questa, mostrare tutta la parte più completa e intima di Dorian, non solo l’apparenza su cui tutti si soffermano, ma far entrare lo spettatore in lui per poi riconoscersi nella pazzia, nelle debolezze, nella disperazione e nella voglia di cambiare.

Non solo questo però: la presenza di Thibault Servière, che ha impersonificato il ritratto, l’anima di Dorian, ha invece permesso di capire la difficoltà e il peso che la scelta di vendere la propria anima ha comportato. Un’anima che non ha apprezzato e non ha riconosciuto finché, come spesso accade, non l’ha persa completamente.

In tutto ciò la scenografia di Rodrigo Basilicati ha compiuto il suo ruolo perfettamente. Fantastica è stata l’idea di utilizzare il telo bianco per rappresentare la figura di Sibyl Vane, il suo amore, la sua dolcezza e purezza, ma anche la protezione e la voglia di amare del protagonista.

Le canzoni di Daniele Martini hanno accompagnato il tutto, rendendo ancora di più le emozioni di Dorian, e permettendo allo spettacolo di restare sempre interessante e animato.

L’azione scenica è sicuramente completata dall’eleganza degli abiti di Pierre Cardin che riflettono le sfumature caratteriali del protagonista.

Federico mostra inizialmente la la forza e la decisione del suo personaggio indossando un completo antracite che sottolinea la virilità e la sicurezza di un uomo che fa dell’aspetto esteriore le fondamenta della sua esistenza.

Nel cambio scena, mentre il cubo tridimensionale comincia a girare su se stesso e l’anima di Dorian si sta macchiando, Federico indossa una vestaglia sopra a pantaloni di seta color rosso vinaccia, a ricordare il patto stretto con l’Ade, le azioni maligne che hanno sporcato la sua esistenza, il suo perdersi nella cattiveria e crudeltà.

Infine, sentiamo di soffermarci nuovamente su quella che è stata l’anima vivente di questa rappresentazione teatrale, colui che attraverso le sue movenze, quei piccoli e quasi impercettibili movimenti delle palpebre, delle mani, del suo corpo, è riuscito a mantenere viva l’attenzione degli spettatori.
Un interessante e nuovo, impeccabile diremo, volto di Federico, che lo ha visto protagonista in un’ora e mezzo circa di un incessante scambio tra recitazione, canto e movimenti scenici.
Un mix perfetto che lo ha reso padrone di un palco così suggestivo come quello che ha ospitato quest’opera moderna, la Fenice, emblema della bellezza della città di Venezia.
Una storia, un interprete, un palco.
Questo è stato Dorian Gray- La Bellezza Non Ha Pietà.

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DORIAN GRAY

La bellezza non ha pietà

produzione Pierre Cardin

interpreti Federico Marignetti e Thibault Servière

autore di testi e musiche Daniele Martini

direttore artistico e scene Rodrigo Basilicati

regia e allestimenti Wayne Fowkes e Emanuele Gamba

arrangiamenti e suono Daniele Falangone

video designer Sara Caliumi

light designer Paolo Bonapace

costumi Pierre Cardin

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