divo nerone

 

La foto di copertina è di Marta Coco.

 

E Prima fu.

Il 7 giugno si è svolta, tra le molte polemiche di cui ampiamente altri hanno già parlato, la Prima dell’attesissimo Musical Divo Nerone – Opera Rock sul Colle Palatino di Roma.

Quattordici bravissimi professionisti hanno fatto rivivere la storia di Lucio Domizio Enobarbo meglio conosciuto come il leggendario Imperatore Nerone, partendo dalla sua adolescenza spensierata e arrivando fino alla sua  morte, non solo rievocando gli eventi che hanno caratterizzato il suo Impero, ma anche attraversando tutte le fasi e i mutamenti psicologici dell’uomo e del “divo”.

L’idea di fondo, infatti, di questa mastodontica, costosissima, criticatissima e criticabile Produzione (che non si scompone affatto al grido del “purché se ne parli”), è quella di raccontare la figura di Nerone attraverso la riabilitazione che ne ha fatto la storiografia anglossassone di fine ‘800 prima e italiana dopo, che ha presentato una figura diversa di Nerone: un giovane frustrato nelle sue ambizioni artistiche da una madre delittuosamente ambiziosa, un uomo innamorato confuso e indeciso, un comandante pressato dall’elite politica, un grandissimo uomo di Stato che amò il popolo prodigandosi per migliorarne le condizioni di vita e cercando di portare la Cultura nell’Impero romano. Un artista esaltato ed esibizionista che, se non completamente pazzo, fu certamente un megalomane.

Tutto questo arriva dallo spettacolo grazie all’enorme sforzo interpretativo dei protagonisti. Un cast artistico di interpreti di alto livello, tutti conosciuti e molto apprezzati in Italia, alcuni anche con importanti esperienze all’estero.

Giorgio Adamo è un eccentrico Nerone, continuamente in conflitto con la madre Agrippina e con se stesso, alla ricerca di un equilibrio, che gli viene negato da lei e dal precettore Seneca, tra la sua ambizione per l’Arte e l’esercizio del Potere. Giorgio riesce con grandissima padronanza a rappresentare tutti i forti turbamenti emotivi e fisici del suo personaggio prodigandosi in uno sforzo fisico notevole.

Rosalia Misseri è un’Agrippina splendida, nell’aspetto, nel portamento e nella sua completa aderenza all’idea che la storia ci ha lasciato di lei, restituendo un personaggio affascinante e tagliente nei modi e nella voce.

La meravigliosa Simona Patitucci è Locusta, l’avvelenatrice. In alcuni punti di questa storia riveste anche il ruolo di guida e voce narrante. Locusta è un personaggio perfetto per lei e Simona è perfetta per Locusta, in cui riesce a far confluire le sue grandissime doti di attrice e cantante insieme a quel suo modo ironico e sopra le righe che la contraddistingue nella vita e nell’arte, quel suo saper giocare su se stessa e sul personaggio, divenendone una cosa sola.

Giosuè Tortorelli è Seneca, precettore di Nerone, il migliore del tempo, severo e furbo. Un ruolo perfettamente calzante per lui a cui dona la sua calda voce blues e soul.

Ilaria De Rosa è una straordinaria Atte. La sua interpretazione è tra le più belle cose di questo spettacolo, con la sua delicata, ma incisiva presenza e quella voce pulita e cristallina che ti avvolge trascinandoti con sé.

Rita Pilato è Poppea, un ruolo complesso per come si inserisce nella storia dovendo conquistarsi il favore di Nerone e quello del pubblico che fino a quel momento parteggiava per Atte. Bella e sensuale, in contrasto con la delicatezza della sua “avversaria”, Rita è costretta in un ruolo scritto male.

Riccardo Maccaferri è Tullio, tra gli amici più cari di Nerone insieme a Petronio, Lucano e Otone. Un’ottima prova di cantante e attore caratterizzata da una buona presenza scenica in un ruolo che prevede  una radicale trasformazione spirituale.

Elia Lo Tauro è un Petronio sardonico, eccentrico, raffinato, ma dedito al piacere. Elia, con la sua brillante interpretazione e voce piena, lo rappresenta in pieno con grande energia.

Alex Ceccotti è Lucano di cui interpreta lo spirito goliardico e l’estro artistico con la sua voce potente.

Alessio Ventura è Otone, l’intimo amico e complice di scorribande di Nerone, anche se ciò non impedirà all’Imperatore di portargli via la moglie Poppea. Alessio dà fascino al suo personaggio riuscendo a dipingerlo come quello più scaltro, muovendosi agile nelle questioni politiche così come lui fa sul palco. Gran voce!

Completano il cast: Giancarlo Teodori, nel doppio ruolo di senatore e di Tigellino, rude prefetto del pretorio; Francesco Caramia, Britannico; Francesca Ingravalle, Zia Lepida/Ostessa Drusilla; Jessica Scorpio, Ottavia.

Su questo grande cast, che tanto impegno, anche  fisico, e dedizione ha profuso per la preparazione di uno spettacolo che vale per due, essendo previsto principalmente per un pubblico di turisti e, quindi, in lingua inglese, grava tutto il peso delle enormi debolezze della sua composizione e realizzazione.

Eccezion fatta per le bellissime scenografie di Dante Ferretti e gli arredi e decori di Francesca Lo Schiavo che rendono l’impianto scenico colossale e di grandissimo impatto, le imponenti videoproiezioni in 3D, e i meravigliosi e ricchi costumi di Gabriella Pescucci, il resto non è assolutamente all’altezza delle aspettative che sono state alimentate nel tempo.

Partiamo dal titolo: Divo Nerone – Opera Rock. Innanzitutto non può definirsi Opera se con questo termine lo si vuole avvicinare ad Opere moderne come Notre Dame de Paris o Romeo e Giulietta Ama e Cambia il mondo, da cui è distante anni luce.

Non è nemmeno in alcun modo rock. Potrebbe piuttosto definirsi pop/dance: ci si aspetterebbe di veder comparire Lady Gaga da un momento all’altro… ma lei ha più gusto. In alcuni momenti è più vicino alla ballata popolare.

I testi dei dialoghi sono basici, senza alcun tentativo di ricerca lessicale; le liriche, imbarazzanti, presentano una serie di banalità tra cui spiccano locuzioni e rime che si considererebbero improbabili se non fosse che qualcuno ha  avuto il coraggio di scriverci delle canzoni. Cose come: Palatino/pecorino; cupido/libido; Nerone caprone che diventa capronerone (!!!); togliamo via gli scudi, siamo tutti nudi.

Le tonalità delle canzoni spesso non rispettano le caratteristiche vocali dei cantanti, che ne restano penalizzati loro malgrado.

La metrica, poi, è stata uccisa. Solo i cantanti potranno spiegare il mistero di riuscire a cantare certi fraseggi. Anche questo è un talento.

Le musiche non posseggono uno spessore strutturale, né una continuità di genere o un motivo conduttore o ricorrente. Negli incipit assomigliano a vecchie canzoni nazional popolari.

Lo spettacolo nel suo completo allestimento vira decisamente verso il kitsch e nemmeno con intelligenza: fosse stato strutturato come uno spettacolo che mirasse intenzionalmente al kitsch per la sua interezza, avrebbe rappresentato qualcosa di originale, magari innovativo, finanche rivoluzionario, essendo sostenuto da un eccellente cast, che invece si ritrova a dover proferire, con convinzione e partecipazione, testi ridicoli.

Le coreografie di Marco Sellati denotano povertà creativa a totale discapito di ballerini e acrobati.

Nel complesso manca una costruzione teatrale e drammaturgica, nella quale i signori Migliacci si sono evidentemente improvvisati: inutili gli sforzi registici del Maestro Gino Landi che può poco di fronte ad un’impostazione che sembra definita a priori di carattere televisivo, ma dal sapore di teatro di rivista.

Penso che Divo Nerone potrà avere un maggior riscontro di pubblico nella versione inglese. Non dico per gli appassionati di Musical del West End o di Broadway, ma per uno spettatore medio che comunque potrà vivere una parte della storia di Roma in un luogo immensamente suggestivo godendosi l’esibizione di un gran cast. Certa spettacolarità delle scene e dei quadri musicali agli stranieri potrà probabilmente piacere. Sarei curioso di vederlo in lingua inglese.

D’altro canto, temo che l’elevato costo dei biglietti possa frenare anche molti turisti stranieri.

Si deve constatare, purtroppo, che La Nero Divine Ventures ha perso una grandissima occasione per far conoscere l’Italia all’estero per qualcosa di grande legato alla sua cultura.

Avrebbe potuto produrre un kolossal della cui bellezza ed eccezionalità si sarebbe dovuto parlare in tutto il mondo. Ha lasciato, invece, che si costruisse uno spettacolo debole scaricando una enorme responsabilità sui professionisti in scena, come se da soli potessero colmare le lacune degli autori.

 

Divo Nerone – Opera Rock

testo e liriche Franco Migliacci

musiche Franco Migliacci, Ernesto Migliacci, Stefano Acqua, Massimo Cantini, Roberto Zappalorto,  Andrea Casamento, Giorgio Costantini

arrangiamenti Emiliano Torquati e Stefano Acqua

orchestrazione Antongiulio Frulio

con Giorgio Adamo, Rosalia Misseri, Simona Patitucci, Giosuè Tortorelli, Ilaria De Rosa, Rita Pilato, Riccardo Maccaferri, Elia Lo Tauro, Alex Ceccotti, Alessio Ventura, Giancarlo Teodori, Francesco Caramia, Francesca Ingravalle, Jessica Scorpio

Dato il gran numero di repliche, inoltre, sono previste delle sostituzioni che saranno effettuate da altri grandi talenti che hanno dovuto imparare anche due ruoli: Luca Gaudiano interpreterà Tullio e Lucano; Anna Vinci, sarà Agrippina e Locusta; Gloria Miele, Poppea e Atte.

 

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Le foto sopra sono di Marta Coco

 

 

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