dignità

Cosa fate la sera rinchiusi nelle vostre dimore borghesi a condurre la vostra vita borghese finta fatta di ipocrisie?

Uscite, vedete il mondo come è fuori! Vivete il mondo come è fuori!

La vita strana, buffa, triste, felice, drammatica che vivono le persone vere, quelle che soffrono, che vivono i sentimenti, la felicità, la malattia, la frustrazione, quelli che sognano, che amano e che non sono amati.

Dignità autonome di prostituzione, nato da un format di Luciano Melchionna e Betta Cianchini, è uno spettacolo scritto e diretto da Luciano Melchionna (di cui è anche interprete) di denuncia sociale e culturale di grande impatto.

Prostituti e prostitute, protetti e gestiti dal regista Luciano Melchionna, si offrono al pubblico di avventori ai quali all’ingresso sono stati consegnati dei dollarini per pagare la prestazione non prima di aver contrattato sul prezzo. “Mi paghi prima… e anche dopo se ti è piaciuto”. Una volta fatta la propria scelta, lo spettatore si apparta, a volte solo, a volte in gruppo, con il prostituto o la prostituta che ha scelto e che offrirà la propria prestazione.

Il messaggio che possiamo trarne è che, oggi, data l’enorme crisi che nel teatro è più accentuata rispetto ad altri settori, l’attore è costretto a vendere la propria arte al migliore offerente, che tira sempre sul prezzo. Per recitare, per lavorare, l’attore deve “svendere” se stesso e la propria arte.

Lo spettacolo è itinerante: comincia da fuori il teatro e prosegue all’interno, nella platea, nei camerini, nei corridoi, in ogni spazio o anfratto che la struttura possa offrire.

Una volta riunitesi nella camera del bordello, l’attore/l’attrice comincia la propria performance: un monologo, un balletto o un’installazione della durata variabile dai dieci ai venti minuti ispirata per lo più ai testi di Luciano Melchionna.

Lo spettacolo, dicevo, comincia all’esterno del teatro e prosegue all’interno con la presentazione dei singoli eccentrici personaggi, tutti in vesti succinte.

Si viene accolti in un vero e proprio bordello, un po’ boheme, con luci molto soffuse tutte tendenti al rosso. Tra dialoghi e canzoni, viene presentato il “manifesto” del bordello, “Prendete l’armi” testo scritto da Luciano Melchionna: un’aspra, reale denuncia contro l’atteggiamento (soprattutto italiano secondo me) di finta commiserazione e pena verso le disgrazie altrui e la mancanza di un concreto senso della realtà che non ci fa avvertire (o forse lo nascondiamo a noi stessi) quanto “O bello paese è una pozza di fango”. Siamo sempre pronti a guardare cosa accade fuori di noi, a commemorare i caduti, a commiserare i disgraziati; diciamo “certo, loro sì che stanno peggio di noi; loro vivono laggiù, laggiù la civiltà…”.

“Prendete l’armi” è un grido di denuncia forte, urlato e sofferto contro il perbenismo falso di questa ipocrita società. E’ un invito a svegliarsi, a reagire: “prendete l’armi oh voi che immiserite con me”; reagite al sonno della coscienza, svegliate il vostro orgoglio, ribellatevi all’appiattimento culturale!

Questo è poi il messaggio che sta a fondo di tutto questo splendido spettacolo.

Le storie che ho ascoltato raccontare (una piccolissima parte rispetto a tutte quelle presentate) sono storie di abuso, violenza, amore malato, ma sempre amore; di perdita e distacco, distacco dal reale o distacco nel reale.

Non ve le racconterò perché dovrete scoprirle andando a teatro; posso, voglio, però , dirvi chi ho ascoltato perché ognuno mi ha regalato emozioni, lacrime e sorrisi.

Juan, attore di Barcellona, col monologo, “Pompei”. Eravamo in sette nel camerino dove si svolgeva il monologo e per la maggior parte del tempo ha tenuto i suoi occhi fissi dentro ai miei. Mi sono sentito inchiodato alla sedia, mentre raccontava la “sua” storia, senza sapere se distogliere lo sguardo o sostenerlo; l’ho sostenuto sperando di essere un riferimento in quel momento.

Immensa, strepitosa, Paola Sambo in un monologo che mi ha stravolto il cuore e in cui ho ritrovato buona parte della mia vita (forse dovrei dire, una cattiva parte della mia vita).

Esilarante, coinvolgente, trascinante Clio Evans, ti coinvolge con la sua ilarità per poi…trasformarsi.

“Prendete l’armi”, è stato interpretato con passione e trasporto da Antonella Elia.

Ultima prostituta a vendermi la sua arte è stata Cinzia Cordella con un suo testo montato da Luciano Melchionna, “Bum, bum, bum”. Bum bum bum è il suono del tamburo, il battito del cuore, le botte sulla pelle…

Quando le contrattazioni e le prestazioni terminano, agli spettatori/avventori aspetta ancora un intenso, finale corale ricco di felicità, come a dimenticare le sofferenze rivissute entrando in se stessi. Un ventaglio di canzoni scelte dal repertorio popolare, dove popolare vuol dire fondante la cultura e la memoria storica di un popolo. Canzoni che non possiamo non avere dentro, interpretate con padronanza e trasporto.

Dignità autonome di prostituzione è un grande, spettacolare insieme di testi teatrali di grande impatto emotivo, scritti con una capacità di raccontare i sentimenti e le emozioni più intime e profonde in maniera chiara, netta, decisa che mi ha colpito. Monologhi che traducono in parole quei sentimenti e quelle emozioni che io non sono mai riuscito a raccontare a parole.

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