Recensione di Carlo Tomeo

CARLO TOMEO FOTO

Veramente bellissima e commovente la drammaturgia che la brava Nicolaeugenia Prezzavento ha ricavato dal romanzo omonimo di Maria Attanaglio pubblicato da Sellerio nel 1999 e che ha deciso di farne un‘opera teatrale che mai come di questi tempi mostra una sua utilità e che tutti dovrebbero vedere: i giovani per conoscere un pezzo di storia del secolo scorso e le persone che in quel secolo hanno iniziato la propria vita e l’hanno vissuta sulla propria pelle.

A recitare il bellissimo testo è l’attrice siciliana Rita Salonia, per la prima volta in un teatro milanese, che in poco più di un’ora tiene attenta l’attenzione degli spettatori e riesce ad emozionarli.

Lei interpreta la parte di Concetta La Ferla che racconta: “Quando mio padre mi fece – era nel trenta – di sicuro quella notte pensava alla bandiera rossa e nacqui io”  E degli ideali del comunismo, di cui la bandiera rossa costituiva il simbolo, Concetta La Ferla ne fece una ragione di vita. E questo durante l’epoca fascista quando si era costretti a subire e quelli che non erano iscritti al partito di Mussolini erano particolarmente “sotto osservazione”, comunisti e non.

Ci troviamo a Caltagirone e, terminata la guerra fu possibile creare una sezione del partito, ma le donne erano in grande minoranza e La Ferla capì subito che era necessario un attivismo femminile il più concreto possibile, far capire alle donne, che vivevano ancora sotto una sorta di sudditanza al marito, che bisognava lottare per ottenere quanto spettasse al proletariato.

La Ferla conduce il suo monologo e lo fa in maniera quasi favolistica, dove si mescola la narrazione dei momenti della vita privata, anche quella sentimentale, con quella dell’attivismo politico, che comunque è preponderante. Alle sue spalle, in una serie di diversi strumenti musicali, fa d’accompagnamento Nicoletta Fiorina, con musiche composte da lei stessa : una bravissima esecutrice di tanti strumenti e un’ottima compositrice che rende più incisiva la narrazione di Rita Salonia, facendo quasi da colonna sonora a una narrazione che non annoia nemmeno per un solo istante.

La Ferla racconta di come non si dava pace che il pensiero che le donne, poche, del partito fossero considerate meno importanti degli uomini, nonostante l’ideale del PC fosse l’uguaglianza dei sessi. E allora comincia a fare propaganda proprio fra le donne e, quando arriva il momento che viene a mancare l’acqua nelle case del proletariato perché i ricchi del paese ne deviavano le condutture per innaffiare i loro giardini, organizza una grossa manifestazione di protesta con l’aiuto di un numeroso gruppo di donne con le quali si reca in Comune per discutere con il sindaco. Il quale promette per tre volte di intervenire, senza che però accada nulla . E allora La Ferla e le sue donne passano a vie di fatto più incisive e tagliano le condutture dell’acqua che portano alle case dei ricchi del paese. E in questo modo le donne di Caltagirone riescono a vincere la battaglia.

Furba La Ferla che ha usato un argomento concreto come la necessità dell’acqua per coinvolgere le donne  del paese che alla fine apprenderanno meglio e in maniera più numerosa quali siano i diritti che vengono negati al proletariato, e che, per ottenerli, occorre lottare. Gli uomini del partito, che queste cose pur dovrebbero conoscerle bene, si mostrano più cauti, anche per tenere “buono” un personaggio importante che La Ferla non nomina e chiama “Manichino di salotto”, il quale vuole creare una grande forza socialista che faccia ordine in un paese così dissimile tra Nord e Sud e reduce da una guerra il cui ricordo e le sue conseguenze non sono ancora sopiti e per fare questo vuole partire proprio dalla ideologia comunista.

Si forma allora una sezione di donne comuniste, riconosciuta dalla capitale e si continua con i tesseramenti, le lotte per ottenere quanto spetta di diritto. Gli uomini vedono quella sezione inferiore alla loro, ma collaborano con essa, anche perché La Ferla, dopo la storia dell’acque, si era fatta un nome ed era diventata la leader delle donne comuniste: nessuno osava mettersi contro. Ma poi le cose cominciano a sfaldarsi: La Ferla continua a inseguire le donne che si sono stancate di parlare di politica e fa affidamento soprattutto a quelle che erano le più motivate. Si comprende finalmente che il riconoscimento dei diritti uguali per tutti per le donne non sono tutti uguali. Il femminismo che sembrava aver fatto ottenere tanti progressi alle donne, è rimasto bloccato solo ad alcuni di essi. Il vero riconoscimento, la vera uguaglianza, non è stata ancora raggiunta. Siamo alla fine degli anni ’90 ma vengono allo scoperto storie che dimostrano che la donna non ha ultimato il suo processo di uguaglianza. La donna termina con una frase ottimistica. Dirà che il tempo verrà in cui il comunismo rinascerà in quello che è la sua vera essenza. Lei è fiduciosa e in questo modo ottimistico e così conclude lo spettacolo.

Bisogna però considerare che oggi si fanno passi più indietro rispetto a come dovrebbe accadere. Il femminicidio, per esempio è ancora da risolvere, se ne parla, si coinvolgono gli uomini che comprendono il problema, ma parlarne con questo tipo di uomini è relativo. Il problema è parlarne nelle scuole, perché il femminicidio non è compiuto dall’uomo che va alle riunioni e si mostra consapevole del problema. Chi uccide non va alle riunioni, perché è un essere psicologicamente malato e sa, dentro di sé che potrebbe diventare violento se la sua donna dovesse lasciarlo o tradirlo. E le donne uccise non hanno ancora del tutto preso coscienza del fatto che l’uomo che hanno accanto e che le ucciderà non lo farà per amore, perché amore è protezione, complicità, non pretesa di possesso di un essere umano.

La parola che la donna dice “mi ha posseduta” dopo un rapporto fisico confonde quest’aspetto che le è piaciuto con il temine “sono caduta in suo possesso”, nel senso che “lui ora potrà decidere della mia vita”.

Tornando allo spettacolo bisogna ammettere che non poteva essere svolto meglio: accanto a racconti di episodi dolorosi e drammatici, ce ne sono anche di comici (per esempio il lungo amore silente tra La Ferla e il suo futuro marito e che durò 5 anni prima che i due se lo rivelassero a vicenda).

Benvenuta a Miano a Rita Salonia, che, nel suo recitare tra l’italiano e termini siciliani, si è dimostrata veramente una grande attrice per come ha interpretato con un’intensità e verosimiglianza una parte non facile, ottimamente accompagnata dalle ottime esecuzioni  di Nicoletta Fiorina, in grande stato di grazia

Consiglio al Nuovo Teatro Ariberto, sempre più sensibile alle tematiche della nostra società, di prevedere ulteriori repliche di questo spettacolo in particolare.

Gli spettatori, che si sono fidati dei consigli degli amici e che sono venuti a teatro, sono visibilmente apparsi molto soddisfatti, visti i numerosi applausi decretati alle due donne in scena.

Di Concetta e le sue donne

Drammaturgia e regia Nicolaeugenia Prezzavento

con Rita Salonia e Nicoletta Fiorina

musiche originali e interventi sonori Nicoletta Fiorina

Produzione Nave Argo

in scena al Teatro Nuovo Ariberto di Milano fino al 12 febbraio, ore 20, 45 anche di domenica.

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