Teatro Quirino

11 ottobre 2016. Prima Nazionale

Tre anni dopo Gabriele d’Annunzio, tra amori e battaglie, Edoardo Sylos Labini con D’Annunzio Segreto torna a interpretare il Vate degli italiani da un punto di vista inedito, concentrato più sull’uomo, le sue fragilità e i dissidi interiori, che sull’eroe decadente. E’ questo, infatti, il primo aspetto che salta subito all’occhio dello spettatore e ne stimola l’attenzione suscitando un interesse sempre crescente e coinvolgente.

Rifugiato nello splendore del Vittoriale, D’Annunzio, ultrasettantenne, giunto verso la fine della sua vita, viene presentato nella sua dimensione umana, con le sue debolezze, ma pur sempre vivo e vitale nella grandiosità della sua poesia immortale.

Lo spettacolo riassume il periodo tra il 1921 e il 1938: la delusione di un ideale politico frustrato (l’occasione persa di una rivoluzione a Fiume e Mussolini che, temendolo, lo esclude dalla scena politica riempiendolo di doni preziosi); i pessimi rapporti con i figli, soprattutto con Gabriellino, lasciato ad aspettare per un incontro come un comune visitatore indesiderato; le donne, l’amore, il sesso, la droga.

Diviso è l’animo del Poeta, tra sogno e realtà, desiderio e rimpianto, felicità effimera e nostalgia. Una dicotomia che si dipana nel contrasto tra il giorno e la notte. D’Annunzio di giorno è frizzante, ironico, lussurioso, crudele nel suo giocare con le varie amanti (ma è il suo essere: “Sono infedele per amore!”); di notte lo assale la malinconia e Gabriele rivive il suo amore, forse l’unico vero, per Eleonora Duse, perpetuandolo e rinnovandolo in lunghi e poetici discorsi con lei, ricordandolo attraverso i suoi più grandi lavori.

D’Annunzio, nelle lussuose stanze del Vittoriale, gioca con le sue amanti, manipolandole e mettendole l’una contro l’altra. La pianista Luisa Baccara, Evita Ciri, la Signora del Vittoriale, amante non più fisicamente desiderata dal Poeta, destinata a sublimare il suo sentimento suonando il pianoforte per lui nella Stanza della Musica. Pur se bellissima, viene confinata a questo ruolo di presenza musicale forse per quell’incidente soprannominato “il volo dell’arcangelo”, in cui il Vate rischiò di perdere la vita, volando misteriosamente dalla finestra.

Amelie Mazoyer, Giorgia Sinicorni, ribattezzata dal Poeta Aélis (elica in francese, a ricordare certe abilità amatorie), la governante che il Poeta aveva conosciuto in Francia quando lei aveva 24 anni e lui il doppio. Una dipendente che poteva permettersi la massima confidenza per il suo rapporto fisico col Vate e che, conoscendo personalmente i suoi gusti, spesso arruolava per lui prostitute condividendone, a volte, il piacere di un rapporto a tre.

Eleonora Duse, Viola Pornaro, unica donna che lo ha amato e che lui ha amato, la donna che più lo influenzò a livello artistico, compare nelle visioni notturne del Poeta, con cui parla, litiga e amoreggia nella Stanza del Lebbroso, rischiando di perdere se stesso.

Altre donne vivono nel Vittoriale o ci arrivano di passaggio: la prostituta Carla, ribattezzata dal Vate Dafne, interpretata da Chiara Lutri; la cameriera Emilia detta il Caporale, Paola Radaelli.

Viene poi evocata Suor Albinea, anch’essa ribattezzata (era usanza di D’Annunzio rinominare le sue donne con nomi propri o epiteti), l’apprezzatissima cuoca del Vittoriale.

D’Annunzio Segreto è un meraviglioso spettacolo, di una finezza estrema e con una cavillosa attenzione al minimo dettaglio.

La sceneggiatura, alla quale Edoardo Sylos Labini ha lavorato col bravissimo Angelo Crespi, con il quale ha collaborato anche per Nerone. Duemila anni di calunnie e La Grande Guerra di Mario, esprime il senso di una vita piena di un uomo che è stato grandissimo poeta, vate di un popolo e di un’era, ma sempre uomo, con tutti i suoi tormenti, le illusioni, le attese, i desideri, le pulsioni, i sentimenti, le frustrazioni e le vittorie. Nonostante e oltre ogni fragilità è la Poesia a vivere, la parola scritta e recitata che resta imperitura nel ricordo dell’umanità.

La drammaturgia ha un enorme valenza poetica: senza essere pomposa o ridondante, ma con una piacevole, inaspettata scorrevolezza, esprime il mondo dell’umanità del Poeta, tra sentimenti, passioni, profondo senso estetico e ideale politico, restando sempre attuale come attuale è la figura del Vate (“non c’è oggi in Italia nessun movimento politico sincero e condotto con una idea chiara e diritta”, dirà). Di altissimo livello, linguistico e recitativo, i momenti in cui D’Annunzio rivive con il fantasma di Eleonora Duse le prove teatrali della Città Morta o la sublime interpretazione de La Pioggia nel Pineto. Come  viene fatto dire allo stesso D’Annunzio in scena, “senza la poesia il mondo sarebbe muto, insignificante”, così questo spettacolo parla al mondo e dona significato, non all’eroe, ma all’uomo, riempiendo di senso la sua malinconia (“non voglio ridere”) e il suo tedium vitae. Un D’Annunzio che, sebbene consapevole, fin troppo, del proprio valore e dell’importanza culturale e politica della propria figura, è proiettato in una direzione più intima. Una chiave di lettura indirizzata più all’interno dell’animo che all’esterno, verso il mondo.

Un casti di grandi professionisti che scendono nelle profondità dei personaggi.

Sublime Edoardo Sylos Labini, un attore che restituisce allo spettatore la voglia e la bellezza di andare a teatro.

Si nota un grandissimo lavoro sul personaggio e una grande capacità di adattarsi allo stesso, donandovisi, plasmondovisi, ma anche plasmandolo in base alle intenzioni interpretative e registiche. Entusiasmante la prova attoriale e ottimo il lavoro fatto sulla fisicità: la postura del personaggio, il suo essere curvo, la camminata affaticata dall’età (del personaggio), quello sguardo leggermente perso di chi non coglie visivamente tutto e si sente vivo a metà.

Evita Ciri è splendida: la sua Luisa Baccara è realmente addolorata, sofferente, profondamente turbata, insicura, eppure sempre elegante.

Giorgia Sinicorni è una Amelie altera, furba, algida con gli altri, ma affascinante e sensuale col Poeta.

Viola Pornaro è grande, immensa, splendida. La sua Eleonora Duse è intensa, vera, umana pur nella sua inconsistenza reale. E’ il ricordo vissuto che si fa carne e sangue.

Meravigliosa la scenografia di Marta Crisolini Malatesta: elegante, raffinata e ricercata, rispecchia uno spaccato reale del Vittoriano, tra bellissimi drappi appesi che nascondono e rivelano pezzi di arredamento, il pianoforte, e affacciano all’esterno. Una enorme cornice domina il centro della scena diventando un portale attraverso il quale i sogni di D’Annunzio prendono forma e vita a volte drammaticamente (come nella scena del transfert tra il racconto della Duse e il senso di colpa di Gabriele verso il figlio). Ai piedi della cornice suppellettili di vario genere: statuette di divinità orientali e di altro genere, libri e un grammofono, oggetti che, insieme alle preziose stoffe,  restituiscono il senso estetico del Vate e il suo vitale bisogno di superfluo. Completano la scena, in primo piano, un triclinio impreziosito di stoffe e cuscini, e una scrivania coi piedi a zampa di leone ingombra di carte e altri oggetti di lavoro.

Bellissimi ed eleganti i costumi, anche questi di Marta Crisolini Malatesta e gli accessori e i gioielli.

Non ho ancora citato la regia di Francesco Sala, ma penso che dal contesto si possa dedurre che grande merito vada anche a lui. Una regia sorprendentemente snella e fluida: i due atti, infatti, seppur densi, scorrono via veloci e si arriva alla fine di essi senza accorgersene. Una regia attenta e capillare che riesce con abilità e tecnica a sovrapporre il giorno e la notte di D’Annunzio senza stridere, ma come un dolce, seppure drammatico, declinare dell’uno nell’altra e viceversa.

In conclusione, per similitudine ed estensione, usando le parole del Vate. “Io ho quel che ho donato (perché nella vita ho sempre amato”), si può affermare che Edoardo Sylos Labini donando se stesso al personaggio e al pubblico meriti di essere ricambiato: dal personaggio restituendogli onore e dal pubblico, ricevendo un applauso tondo fatto di ammirazione e gratitudine.

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RG PRODUZIONI

EDOARDO SYLOS LABINI

D’ANNUNZIO SEGRETO

drammaturgia Angelo Crespi

con il patrocinio del Vittoriale degli italiani

PRIMA NAZIONALE

con Giorgia Sinicorni   Evita Ciri

Chiara Lutri   Paola Radaelli

e con Viola Pornaro nel ruolo di Eleonora Duse

scene e costumi Marta Crisolini Malatesta

disegno luci Pietro Sperduti

musiche originali Antonello Aprea

maestro d’armi Renzo Musumeci Greco

assistente alla regia Eliseo Pantone

regia Francesco Sala