Cous cous klan -® Laila Pozzo-1 MEDIA

Il male, quasi sempre, è la via più facile.

Dopo il grande successo con gli spettacoli Thanks for Vaselina e Animali da bar, il collettivo Carrozzeria Orfeo presenta il nuovo spettacolo Cous Cous Klan, prodotto da Carrozzeria Orfeo, Teatro dell’Elfo, Teatro Eliseo, Marche Teatro, in collaborazione con Fondazione Teatro della Toscana – La Corte Ospitale residenze artistiche.

Siamo in un epoca imprecisata, ma in uno scenario futuribile molto probabile. Il governo, ormai da dieci anni, ha privatizzato l’acqua: ogni fonte, ruscello o fiume è sorvegliato con le armi e l’acqua è divenuto un bene di contrabbando. I ricchi vivono in zone protette da recinti spinati, mentre i poveri sopravvivono in lande desolate e in condizioni disperate.

In un parcheggio abbandonato e squallido, una sorta di discarica di macchine, alle spalle di un cimitero di periferia oltre il quale si staglia la grande fossa degli zingari dove giacciono i resti carbonizzati degli stessi dopo un’accurata opera di “pulizia” da parte del governo, vivono dei poveri derelitti allo sbando.

L’una di fronte all’altra ci sono due roulotte scassate. In una vivono tre fratelli: Caio, ex prete che, cinico e incattivito con gli altri, sfugge, terrorizzato, il confronto con se stesso; Achille, sordomuto e sessualmente irrequieto; Olga, la sorella maggiore, obesa e con un occhio solo. Sopravvivono di espedienti, rubando e rivendendo ciò che trovano nelle bare del cimitero e rovistando nella spazzatura. Nell’altra roulotte ci vive Mezzaluna, musulmano in Italia ormai da dieci anni, che di giorno seppellisce rifiuti tossici e la notte fa il venditore ambulante.

Alla già difficile convivenza scossa da conflitti razziali e interpersonali, si aggiungerà la nuova presenza di Aldo, un borghese proveniente dall’altra parte della recinzione che ha perso il suo status a causa di un “problema familiare”.

L’elemento detonante per i precari equilibri di tutti sarà l’arrivo al campo di Nina, una ragazza ribelle e instabile, che potrebbe però anche rappresentare per loro il riscatto sociale attraverso vie imprevedibili.

Alla stregua di Thanks for Vaselina, Cous Cous Klan, anch’esso scritto da Gabriele Di Luca e diretto  da Gabriele Di Luca, Massimiliano Setti, Alessandro Tedeschi, è il ritratto di un’umanità perduta e abbandonata, di una società a cui sono stati sottratti i diritti civili basilari.

Con drammatica lucidità e in toni ironici e beffardi i personaggi trascinano vite inutili apparentemente senza possibilità di riscatto. Caio ha paura di sperare per sé una vita diversa e si accontenta di sfruttare gli altri domando i propri spettri con psico farmaci; Olga sogna per sé la figlia che non ha mai avuto; Achille vorrebbe riuscire a vivere la propria sessualità; Mezzaluna vorrebbe essere integrato e Aldo vorrebbe poter tornare da suo figlio. La realizzazione dei loro sogni è lontana e impedita dai rigidi limiti imposti da una società dittatoriale, ma anche da quelli che ognuno impone a se stesso.

Eppure Nina potrebbe essere per loro la via di salvezza. Arrivata all’improvviso da chissà dove, imprevedibile e instabile, Nina darà loro la possibilità di una ottenere una rivincita.

Nonostante le sofferenze fisiche e morali patite, nonostante un guizzo di collaborazione, i personaggi dovranno vincere il loro isolamento, l’egoismo che fino a quel momento li aveva comunque salvati, mettere da parte l’orgoglio e sedare il rancore covato per anni. Soprattutto: dovranno fidarsi.

I personaggi sono vittime di una società cieca, avida e ottusa, ma diventano a loro volta manipolatori per necessità. Sembrano non avere più scelta eppure gli eventi dimostreranno che una scelta è sempre possibile.

Il male, però, quasi sempre è la via più facile.

Cous Cous Klan è una storia drammatica che affronta temi scottanti attuali e cruciali: il rapporto tra individuo e società, tra stato e cittadino; il rapporto con la propria cultura e religione di origine; la corruzione della Chiesa; la difficoltà per l’individuo di viversi ed accettarsi; il libero arbitrio e la possibilità di farcela insieme mettendo al primo posto il bene comune e tralasciando il tornaconto del singolo; la capacità di fidarsi e affidarsi all’altro.

Il tutto è affrontato con cinismo e grande ironia attraverso una drammaturgia agile e coinvolgente. Il linguaggio è forte ed esplicito, vero e crudo come lo sono la fame e la sete.

Le interpretazioni sono brillanti, trascinanti con guizzi entusiasmanti. Un plauso particolare va a Massimiliano Setti per il suo Caio rude, cinico, in qualche modo affascinante, e la splendida, stupenda Beatrice Schiros nei panni di Olga, la cui voce è  avvolgente e trascinante.

Il ritmo è quasi sempre serrato, nonostante alcuni scambi a volte siano più lenti e difficili, come nella scena della rissa nel camper.

Molto bella e rappresentativa la scenografia di Maria Spazzi: geometrica, come se si vedesse un triangolo dalla parte della base, le due roulotte sui lati e una macchina sgangherata al vertice.

Completano l’allestimento le luci di Giovanni Berti, che accompagnano le scene con grande effetto, sottolineando anche dei passaggi emotivi e i costumi di Erika Carretta che rappresentano con realismo lo stato sociale dei personaggi.

Cous Cous Klan

Uno spettacolo di Carrozzeria Orfeo

Drammaturgia di Gabriele Di Luca

Regia Gabriele Di Luca, Massimiliano Setti, Alessandro Tedeschi

Con Angela Ciaburri, Alessandro Federico, Pier Luigi Pasino, Beatrice Schiros, Massimiliano Setti, Alessandro Tedeschi.

Voce fuori campo Andrea Di Casa

Musiche originali Massimiliano Setti

Scene Maria Spazzi

Costumi Erika Carretta

Luci Giovanni Berti

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