Call of Duty – fake version. Teatro Libero, 13 marzo 2017 

Recensione di Carlo Tomeo

CARLO TOMEO FOTO

“Call of duty” è un videogioco di simulazione la cui traduzione letterale spiega a cosa si può giocare: ed è una “chiamata al dovere” che rappresenta un ordine di partire per la guerra, che può essere di diversi tipi, a seconda di come è impostato il programma e a seconda di che tipo di guerra si vuole “giocare”. Se una volta i bambini lo facevano con armi-giocattolo, in questa era virtuale si usano altri oggetti, che coinvolgono in più anche i padri i quali, pur rimanendo bambini, sono cresciuti anatomicamente e non potrebbero più giocare alla guerra come lo facevano nei tempi scolastici. Il “fake” che  viene spesso aggiunto al nome del gioco sta a significare “falso” e può avere un duplice significato: falso, perché si tratta di un gioco di guerra virtuale e dove il protagonista che vi gioca fa la parte del soldato “buono”. Falso perché, se viene riferito al gioco ma al giocatore gli consente di cambiare personaggio a volontà, a seconda delle situazioni che si vengono a creare.

Nella commedia di Tatiana Olear, che il regista Manuel Renga ha messo in scena al Teatro Libero, i personaggi del “Call of Duty” e quelli reali , in tutto otto, interpretati da quattro attori che rappresentano: due amici che discorrono in qualche luogo del mondo occidentale, una madre e una figlia ucraine, due donne mogli di Jhiadisti in Siria, e una donna e il proprio figlio in un altro luogo non meglio precisato. In tutti e quattro i casi si avverte una mancanza di tranquillità, se non di paura, dove un personaggio di ciascuna coppia cerca di dare coraggio all’altro.

Il “Call of Duty” che dovrebbe simulare una possibile guerra mondiale ha come riferimento le prime due guerre, quando si combatteva con le armi vere e il nemico si conosceva. Quello che non arrivano a capire gli otto personaggi è che sono già immersi in una terza guerra mondiale che ha forma diversa da quelle cui erano abituate e che avevano letto nei libri o le erano state raccontate dai loro padri.

La terza guerra ora si chiama terrorismo e coinvolge i cinque continenti sotto forme e con finalità diverse. E i personaggi del gioco, (che sono i due giovani occidentali ora vestiti da militari e le due donne mogli degli Jhiadisti) per sopravvivere, una volta capito questo, possono solo diventare fake.

La commedia inizia con urla e corse sul palcoscenico da parte degli attori che dimostrano la loro paura che deriva da un nemico sconosciuto ma che è tra di loro. La scena stessa di Aurelio Colombo è creata apparentemente con materiale di recupero messo in disordine qua e là: in realtà indica diversi elementi simbolici che rappresentano i luoghi i cui avvengono le azioni. Sullo sfondo è posto un video che riporta alcuni versi significativi dell’Iliade: ”Ma via. Qualche indovino interroghiamo, o sacerdote, o pure interprete di sogni (che da Giove anche il sogno procede) onde dica perché tanta con noi d’Apollo è l’ira” e che stanno a significare che le persone non capiscono perché avvengono tante stragi di persone innocenti pur non essendoci in ballo nessuna guerra mondiale.

Il regista Manuel Renga ha diretto un’opera che intreccia il realismo al surrealismo, mescola il linguaggio del web con quello parlato nelle scene reali, fa usare agli attori la lingua italiana e, nei momenti più drammatici, altre brevi frasi in lingua straniera come l’arabo e il russo, inserendovi anche qualche frase dialettale del nostro paese. Tutto questo per far capire che la “chiamata al dovere” riguarda tutti e che la guerra che si combatte oggi è più subdola perché imprevedibile nei suoi movimenti, non c’è un capo che inventa le varie strategie e conduce  i combattimenti, ma solo terroristi nascosti in tutto il mondo e i personaggi della società odierna possono essere vittime in qualsiasi luogo e in qualsiasi momento. Ecco quindi spiegate le urla iniziali.

I quattro attori della Compagnia CHRONOS3 si sono dimostrati molto bravi ed eclettici anche perché ciascuno di loro ha saputo rendere bene la psicologia di personaggi di culture così diverse tra di loro.

Il progetto è stato finalista al Premio Lidia Petroni 2016 (Brescia), al Premio Oltreparola 2015 di Milano, al premio letterario Lago Gerundo 2016 ed è stato presentato nella rassegna INNESTI Outis Centro Nazionale di Drammaturgia Contemporanea al Teatro Menotti (2016)

È ora rappresentato in Prima Nazionale.

Call of Duty – fake version

di Tatiana Olear

regia  Manuel Renga

con Valerio Ameli, Sara Dho, Francesco Meola e Silvia Rubino

scene e costumi Aurelio Clombo

produzione TLLT e CHRONOS3

si ringrazia la Sig.ra Simona Griggio dell’ufficio stampa

in scena al Teatro Libero di Milano fino al 19 marzo.

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