billy-elliott

 

Peep Arrow Entertainment e Il Sistina

presentano

BILLY ELLIOT

testi e libretto di Lee Hall   dal film di Stephen Daldry
musiche di Elton John

regia, traduzione e adattamento
Massimo Romeo Piparo

 

Se, come me, avete in mente il film di Billy Elliot, scordatevelo o commetterete lo stesso mio errore di non riconoscere scene e temperamento dei personaggi e rincorrere continuamente un ricordo. La cosa che va subito evitata vedendo Billy Elliot – Il Musical è quello di aspettarsi che segua l’andamento del film.

Billy Elliot – Il Musical è la trasposizione (fedele mi dicono) di quello inglese che io non ho mai visto.

Una volta capito questo e superato il disagio iniziale, ci si può godere un bello spettacolo, forte in molti punti, ma non del tutto convincente.

Comincerò coi punti di forza, che sono molti e importanti.

Prova attoriale e musicale dei protagonisti e dell’ensemble superata.

Luca Biagini interpreta con la giusta scontrosità caratteriale e poi sensibilità il padre di Billy; Sabrina Marciano è un’energica e combattiva Mrs. Wilikinson; Donato Altomare è perfetto nei panni di Tony, il fratello di Billy; divertentissimo e sorprendentemente sciolto Maurizio Semeraro nei panni del pianista; bene Sebastiano Vinci in quelli del sindacalista; simpaticissimo Jacopo Pelliccia, George.

Menzione a parte per Cristina Noci, la nonna di Billy, semplicemente straordinaria: simpatica, energica, frizzante, briosa; una grandissima interpretazione.

Altra menzione di merito per Christian Roberto, Michael, l’amichetto di Billy: Christian è un fuoriclasse! Bravissimo  e completo, canta, recita e balla come un professionista ed è simpaticissimo; dimostra sicurezza e padronanza oltre ad una grandissima spontaneità.

Ottima performance per tutto l’ensemble: unito, con una grande energia ed una coralità ben amalgamata, regala ogni volta l’emozione di ogni scena.

Particolarmente riusciti i quadri in cui poliziotti e manifestanti si incontrano e si scontrano a passi di tip tap: si vede tutta l’impronta del grande Marco Rea e spicca il talento di Giuseppe Galizia.

Bellissime le scenografie che, grazie all’uso di binari scorrevoli accompagnano con facilità da una scena all’altra: abbiamo così la casa di Billy, la palestra, la scuola di danza, il Royal Ballet e la miniera…Bella e giusta l’ambientazione scenica, che ricrea lo stile dell’epoca.

Suggestivo l’uso degli specchi quando Billy vede se stesso da grande oppure la madre comparirgli in un sogno ad occhi aperti come anche l’uso delle ombre quando vede nella sua se stesso riuscire a ballare.

Molto bella la colonna sonora suonata dal vivo da una formidabile orchestra, fiore all’occhiello dello spettacolo.

Carinissime e divertenti le bambine /ragazze della scuola di danza, in particolare Claudia Mangini, la piccola Debbie.

Eppure, nonostante tutte questi lati più che positivi, Billy Elliot – il Musical non mi ha emozionato.

Innanzitutto troppe parolacce: passi l’ambientazione, passi l’epoca, passi la situazione sociale, ma tutto quel turpiloquio su un palco dove ci sono tutti quei bambini e per uno spettacolo visto da tanti bambini è totalmente inadatto e fastidioso.

Tra l’altro dicono parolacce, ma poi non pronunciano la parola omosessuale o gay, ma “fru fru”: ridicolo.

Si può mantenere un tono duro e di contestazione utilizzando altre parole della lingua italiana e lasciando la parolaccia da parte o utilizzarla in certi singoli sporadici contesti per rendere più forte una scena, ma non tutto lo spettacolo.

Le coreografie, a parte le scene dove si balla tip tap, sono piuttosto semplici.

Purtroppo non ho apprezzato tutta questa concentrazione della storia sulla vicenda dei minatori. Ripeto, so che questo spettacolo è la trasposizione del musical originale inglese e la storia è raccontata così, però in un Musical che si intitola Billy Elliot, io voglio vedere Billy Elliot!

Alla fine la storia è quella di un bambino che vuole danzare e che insegue il suo sogno con passione e determinazione: questa passione non c’era.

Ieri, a interpretare Billy, c’era Simone Romualdi, cover di Alessandro Frolla: lungi da me parlar male di un bambino. Io parlo delle scelte fatte, di come avrei voluto vedere rappresentato il desiderio di ballare e la sofferenza, la rabbia, la frustrazione del trovare impedimenti a farlo.

Se vuoi impostare uno spettacolo sulle proteste dei minatori britannici, devi darmi un Billy Elliot che quando c’è spacca! Voglio vedere la danza, la passione, il luccichio negli occhi! Voglio vedere un corpo che freme per correre e danzare!

Devi sbattermi in faccia la danza, me la devi far arrivare forte addosso in quei momenti in cui compare Billy sul palco.

E’ possibile farlo se da tanti anni Billy Elliot è rappresentato nel mondo, se è stato trovato un attore adatto per il film e se, per esempio, esistono ragazzi come il piccolo Christian Roberto che sono già artisti!

 

 

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