beddamaki

Recensione di Carlo Tomeo

CARLO TOMEO FOTO

“Bedda Maki” è una gustosissima commedia in due atti che ha il doppio merito: quello di essere una prima assoluta e di risultare scritta da giovani drammaturghi che hanno partecipato e vinto, proprio con essa, il concorso annuale ideato dal Teatro Martinitt,“Una commedia in cerca di autori”. Del concorso parlerò in altra sede, ora mi soffermerò invece sull’opera che ho avuto il piacere di vedere proprio in prima nazionale il 24 febbraio.

Il tema è uno dei più attuali in questi ultimi anni: la cucina “fusion” che imperversa nei ristoranti più rinomati (e che spesso lo sono solo di facciata) che attirano clienti un poco perché fa moda e un poco perché c’è una grande diffusione informativa sia nei programmi TV sia su  tanti social work.

La commedia racconta di un ristorante siciliano che si trova in un quartiere operaio di Milano: c’è stato un  periodo in cui questo tipo di ristoranti regionali avevano preso piede in Milano e in altre grandi città, acquistando una buona e numerosa clientela  desiderosa di assaggiare prodotti tipici non appartenenti alla loro tradizione. Poi, dopo la crisi e la nascita della moda della cucina “fusion”, dello “street food” e, in più di quella giapponese, questi ristoranti regionali cominciarono a perdere sempre più clienti.

Toni aveva a suo tempo  utilizzato i suoi risparmi per investirli nel ristorante “La Tonnara di Toni” offrendo ai suoi clienti piatti tipici della sua terra d’origine, cucinati da lui stesso che gestiva anche il ristorante, prima con la moglie e dopo, una volta che la donna era fuggita con un commercialista, aveva assunto Maria, che prendeva gli ordini e lo aiutava nella gestione del locale. Col passare del tempo, cominciarono a scarseggiare i clienti, attratti dalla nuova tipologia di cibo e Toni si indebitava sempre di più anche per mantenere all’Università il figlio Calogero che, in realtà, più che studiare, si dava a inseguire i sogni di diventare un artista disinteressandosi dei problemi economici del padre, dei quali, peraltro, non era a conoscenza.

Quando Toni, su consiglio di Maria, decide di metterlo a parte della necessità di chiudere il ristorante e di cercare i soldi del debito che ammonta a circa centomila euro, il figlio sembra finalmente prendere coscienza della gravità della cosa e suggerisce di non chiudere il ristorante ma di trasformarne gli arredi e di modificare i nomi dei piatti che il padre è tanto bravo a cucinare, ricorrendo a un linguaggio più moderno che possa attirare soprattutto i giovani e le persone che sono sempre alla ricerca della novità. E il piatto forte si chiamerà Bedda Maki, che sarà anche il nuovo nome del ristorante. Quindi dal termine “bedda matri”, siciliano, si passa a un Bedda Maki” e la cameriera Maria, indossando anche tanto di kimono, si fingerà una vedova giapponese, venuta in Italia dopo la morte del marito, perché le sue lontane origini erano siciliane e aveva deciso di continuare la sua opera di ristoratrice, preparando proprio i piatti che cucinava già in Giappone, e utilizzando gli stessi ingredienti siciliani che l’ex marito faceva arrivare dalla lontana isola italiana perché sicuro della loro genuinità.

La cosa viene attuata ma ora bisognerà fare i conti con un critico gastronomico che dovrà dare il suo feedback positivo se si vogliono attirare clienti.

Cosa accadrà quando l’uomo verrà in visita nel ristorante per svolgere il suo lavoro? Lo scopriranno gli spettatori che andranno a vedere la commedia e ai quali consiglio di correre a prenotare perché ne trarranno grande divertimento, come, del resto, è successo alla “prima” con il teatro pieno.

Al giorno d’oggi si parla molto di teatro di un certo tipo, dove si fanno dotte trasposizioni in tempi moderni di testi classici o si rappresentano

opere contemporanee opportunamente trattate spesso in modo di non comprensibile lettura. E i registi si compiacciono che i loro lavori lascino lo spettatore spaesato, che dovrà assumersi l’onere di interpretazioni di metafore, simboli e quant’altro: Tutto ciò è sicuramente meritevole perché la partecipazione del pubblico è più viva, ma non lo è di meno di fronte a opere comiche, che hanno una trama lineare, che vengono recitate da attori bravissimi e diretti ottimamente. Sono lavoratori che provengono da studi e accademie e che conoscono bene il loro mestiere.

Inoltre non è detto che un’opera comica non abbia una sua morale . Quella di Bedda Maki, oltre a essere un modello di satira sulle mode passeggere della nostra vita odierna possiede anche la morale della riscoperta della solidarietà e unione familiare, e questo avviene proprio nel momento della crisi, dove ogni personaggio scopre lealmente le proprie carte. E il tutto in una sarabanda di battute sagaci, di menzogne che vengono scoperte per tali, con un via-vai in scena di attori che non recitano solo con la voce ma con tutto il corpo.

Attori, ripeto, tutti molto bravi e ben diretti da una regia che ha scoperto e sfrutta al meglio tutte le battute più esilaranti. Un riconoscimento particolare va dato comunque a Caterina Gramaglia che in tutte e due gli atti non perde occasione, sia con la recitazione verbale che con la gestualità, di trascinare il pubblico in molti meritati applausi a scena aperta, per non parlare di quelli del finale. Complimenti anche agli autori che hanno dimostrato di meritare ampiamente la vincita del concorso.

E il pubblico ha dato prova di saper partecipare con il suo benestare ed è andato a casa senza portarsi nel cervello il compito di dover interpretare a tutti i costi quello che ha visto, perché l’interpretazione del metaforico che c’era nella commedia lo ha interpretato durante la visione della stessa.

 

Bedda Maki

testo di Marco Di Stefano e Chiara Boscaro

con Roberta Azzarone, Caterina Gramaglia, Franco Mirabella, Lorenzo Parrotto e Arturo Scognamiglio

regia Roberto Marafante

aiuto regia Alberto Casarino

assistente alla regia Silvia Salvatori

produzione La Bilancia

scene Rossella Inzillo

costumi Giusy Nicoletti

luci Stefano Valentini

foto Patrizio Cocco

grafica Elisa Abbadessa

Si ringrazia la Sig.ra Federica Zanini dell’Ufficio Stampa del Teatro.

in scena al Teatro Martinitt di Milano fino al 12 marzo.

 

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