amorierestiumani

Piccolo estratto dalle note di regia:

“Conoscerete David, attore fallito ora cameriere. La sua coinquilina Candy, in cerca dell’Amore. Bernie, col suo lavoro perbene e il suo carico di ombre. Kane, adolescente indeciso tra sesso e videogiochi. Robert, il barista mai sazio di incontri. Jerry, lesbica romantica vittima del suo stesso istinto. E Benita, prostituta sensitiva”.

Amori e resti umani o quel che resta dell’uomo una volta persa la propria umanità, o, comunque, una volta lasciato il sentiero di un’umanità più vicina al comune sentire, per percorrere strade alternative più articolate, difficili, complesse e pericolose.

I protagonisti sono individui privi di individualità, ma individualisti; ognuno, a modo proprio, usa l’altro come mezzo, mai come un fine. Eppure amano o hanno amato o credono di amare o non sanno chi dovrebbero amare.

Amori e resti umani: quel che resta dell’uomo dopo aver perso se stesso, dopo essere uscito da sé perché perdutosi, dopo che fuori di sé non ha trovato quello che credeva di desiderare e dentro di sé non ha abbastanza forza per andare avanti.

Alcuni personaggi sono “solo” anime in pena alla disperata e disperante ricerca di un’individualità propria, volti alla conquista di un senso, di un’identità personale e sessuale; altri sono personaggi border line che esasperano le proprie tendenze, le proprie frustrazioni, alterando la percezione di sé, nascondendosi a se stessi, creandosi situazioni sentimentali e relazioni personali fortemente instabili, vivendo situazioni estreme, portando al limite stimoli, desideri e tendenze.

Tutti sono esseri decentrati che, non riuscendo a trovare risposte nella propria anima nè nella propria mente, anche per l’incapacità di porsi le giuste domande e per la paura di conoscere le vere risposte, le cercano negli altri, in un insano rapporto di dipendenza fisica e psicologica, sperando quasi che siano gli altri a dare loro l’identità che più desiderano.

La vita di questi personaggi è altresì alimentata da una grandissima paura: paura dell’abbandono, paura di amare, paura di non amare, paura di non essere amati; “c’è tanta paura”.

Insicurezza, disregolazione emozionale, paura portano a irrimediabili crolli della fiducia in se stessi e dell’umore, a cadere in comportamenti autodistruttivi e a creare relazioni impersonali.

Questo per me è stato “Amori e resti umani”.

Lo spettacolo è un thriller, un pulp che parte da cupe situazioni horror fino a muovere verso una commedia parodossale (senza perdere di drammaticità); mi ha trasmesso un grandissimo senso di inquietudine; mi ha richiamato alla mente Arancia meccanica per la violenza psicologica e Twin Peaks per l’ambientazione minacciosa e misteriosa.

Tutto quello che vedrete e ascolterete durante questo spettacolo non è fine a se stesso, ma è necessario all’opera, alla realizzazione di questa ambientazione pulp. Le scene forti, crudelmente realistiche, il linguaggio diretto sono la nuda rappresentazione di questi mondi intimi che fuoriescono da se stessi.

L’interpretazione di questi attori è straordinaria; riescono ad alternarsi e ad accavallarsi sulla scena, mantenendo un ritmo ben cadenzato; non ci sono cadute; a volte si fa difficoltà a seguire quello che contemporaneamente appare sulla scena, ma anche questa commistione di azioni e parole dà l’idea della confusione mentale degli stessi personaggi.

Grandissima prova per questi attori davvero straordinari.

Altro elemento che mi ha fatto molto pensare è che un simile testo fu presentato la prima volta in Inghilterra nel 1992; arrivò in Italia nel 1994 e poi non fu più rappresentato. Immagino lo scalpore, probabilmente lo scandalo che potrebbe aver suscitato in Italia in quegli anni. Se oggi “Amori e resti umani” è un testo forte, aggressivo, violento, non riesco ad immaginare la reazione del pubblico negli anni ’90, anni in cui ancora molte cose non si sapevano o non si dicevano e, quindi, non “esistevano”.

Questi i protagonisti:

Giuseppe Sartori – David, strepitoso nell’interpretare un personaggio spavaldo, irrequieto, menefreghista del prossimo, abituato ad utilizzarlo per il proprio piacere carnale; un piccolo uomo insicuro pieno di paure e con un gran bisogno di essere amato.

Giuseppe dona al proprio personaggio un carisma particolare, incantatore; gli dona occhi per ammaliare il prossimo, ma anche per piangere disperatamente quando raggiungerà la consapevolezza; gli dona il proprio corpo per possedere gli altri, per soverchiarli, a volte per tentare di proteggerli.

Valentina Bartolo– Candy, semplicemente magnifica

Dimitri Galli Rohl- Bernie

Cristina Poccardi – Benita

Marco Brinzia – Robert

Francesco Sferrazza Papa – Kane

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