Recensione di Carlo Tomeo

 CARLO TOMEO FOTO

Pierre Chesnot, l’autore de “L’inquilina del piano di sopra” non ha dimenticato l’insegnamento di Feydeau e cioè che si può far ridere, e anche molto, portando alla luce i comportamenti deplorevoli della società borghese. Lo fa in questa commedia proposta dalla Compagnia Molière che ha per protagonista una coppia che, pur essendo giovane, può vantare un sodalizio di diversi anni di lavori teatrali: Gianfranco Jannuzzo e Debora Caprioglio.

L’azione, originariamente ambientata a Parigi, viene spostata ai nostri giorni a Roma e i personaggi sono naturalmente tutti italiani.

L’azione scenica inizia con la morte del padrone di casa, un celebre scrittore di portata internazionale, Stefano Crespi, che non appare in scena. A certificarne la morte è il medico Garrone (Antonio Rampino) che abita al piano di sotto e che è uno dei personaggi chiave della commedia perché da tempo aveva pensato di comprare l’appartamento del defunto, una volta che si fosse liberato.

La prima ad accogliere la notizia, è la governante della casa, Luisa (Antonella Piccolo), fedele dipendente del padrone di casa e che ora ne piange la scomparsa con lacrime vere.

Lacrime che verseranno anche i congiunti più stretti dello scrittore deceduto, ma che saranno lacrime di convenienza, ciascuno di essi avendo interesse a godere dei frutti di quel decesso e che sono descritti nel testamento. In primis la giovanissima moglie Angela (Debora Caprioglio), che aveva sposato l’anziano scrittore per interesse e che nel frattempo ha un amante con il quale era andata in vacanza e che ora è costretta a interromper per correre a Roma. Poi la figlia Vanessa (Erika Puddu) con il marito Lucio Sesto (Gianfranco Jannuzzo) che è in dissesto finanziario e rischia la galera se non restituirà entro tre giorni due milioni di euro per una truffa che ha commesso e che spera di recuperare da uno strozzino, dando a garanzia il testamento del suocero.

Si procede, tra le lacrime della governante che non sa darsi pace per la scomparsa del suo padrone, con svolgere le prime pratiche burocratiche del caso: la comunicazione del decesso in Comune, l’accordo per le pompe funebri, la comunicazione alla stampa che potrà subito pubblicare il “coccodrillo” dove si parla della vita dello scrittore, e le informazioni da dare a parenti e amici.

Tutto sembra procedere per il meglio, secondo i desiderata dei personaggi più ingordi, ansiosi  di mettere mano al più presto sui beni dello scrittore. Ma, come suole dirsi, il diavolo fa le pentole ma non i coperchi: arriva

la sorpresa che rimetterebbe tutto in discussione. A meno che non si ricorra ai ripari. E qui entra in ballo la tecnica di Feydeau, cui Chesnot sembra riportare in vita, perché, nonostante sia passato quasi un secolo dalla morte del grande scrittore francese, famoso per le sue pochade, il genere umano ha modificato pensiero e modi di vita, ma non ha mai rinunciato al bene considerato supremo: il denaro. E in nome del denaro, che domina la mente di tutti i personaggi della commedia, comincia una serie di intrighi, di ricatti, di menzogne, che si svolgono con un ritmo forsennato in una comicità prorompente e che porta alle situazioni più esilaranti, dove ciascun personaggio è costretto a recitare una parte imposta dalle circostanze per non rinunciare a quanto aveva ipotizzato di ottenere.

Gianfranco Jannuzzo interpreta con la sua bravura di sempre il personaggio dell’uomo che cerca di salvarsi dalla galera e ne inventa di tutti i colori sia con la recitazione verbale che con quella fisica.

Debora Caprioglio, che finora a teatro ha dimostrato di avere talento, in questa occasione ha inscenato volentieri il personaggio che, oltre a dimostrare a sua volta la propria bravura, mette in mostra, con abiti studiati appositamente, anche le grazie del suo corpo: è la parte che lo richiede, è vero, ma lei, da brava professionista, ha saputo affrontare con intelligente ironia.

La commedia si chiude con un breve assolo di Gianfranco Jannuzzo che, sempre nei panni di Lucio Sesto, si interroga come mai l’uomo sia potuto arrivare a compiere azioni nefande per la smania del possesso di beni materiali, dimenticando di coltivare ideali positivi.

Il regista, Patrick Rossi Castaldi, ammiratore dichiarato di Feydeau, non poteva non apprezzare Pierre Chesnot e ha usato la tecnica del primo, rapportandola ai nostri giorni con padronanza, sobbarcandosi anche l’onere della traduzione e dell’ottimo adattamento, scrivendo dialoghi convincenti e appropriati. Ha inoltre potuto contare sulla professionalità di un gruppo di attori della  Compagnia Molière, tra le più affiatate del teatro italiano e questo traspare oltre il proscenio e arriva al pubblico che è stato generoso di applausi e copioso tanto da riempire il teatro.

Oltre a Gianfranco Jannuzzo e Debora Caprioglio, merita citare anche la bella prova da caratterista della brava Antonella Piccolo.

Un altro spettacolo, in questo mese di marzo, pur ricco di proposta, da non mancare!

     

Alla faccia vostra

di Pierre Chesnot

traduzione, adattamento e regia: Patrick Rossi Castaldi

con Gianfranco Jannuzzo e Debora Caprioglio

e con Antonella Piccolo, Roberto D’alessandro

e con Antonio Rampino, Erika Puddu e Antonio Fulfaro  

scenografia Andrea Bianchi

disegno luci Mirko Oteri

costumi Valentina De Merulis

produzione Compagnia Molière Associazione Culturale Cento Teatri

 

Si ringrazia la Signora Rita Cicero Santalena dell’Ufficio Stampa  

 

in scena al Teatro Manzoni fino al 19 marzo.

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